Lockdown, "tempi duri" anche per la malavita: reati drasticamente in calo, in Veneto -70,8%

A marzo in tutta Italia si è registrato il 66,6% in meno di delitti: in calo soprattutto reati come lo sfruttamento della prostituzione, ma anche le violenze sessuali, i furti e le rapine

Polizia davanti ad Adigeo - immagine d'archivio

Sensibile diminuzione dei delitti in Italia nel periodo di lockdown, con la graduale limitazione della libertà di circolazione delle persone fisiche. È il report su "Andamento della delittuosità nel mese di marzo 2020" che evidenzia, a seguito dell’adozione di una serie di misure urgenti da parte del governo (decreto Legge 23 febbraio 2020 n. 6, decreto Legge 25 marzo 2020 n. 19 e i decreti attuativi del Presidente del Consiglio dei ministri), nel periodo di analisi compreso dal 1° al 31 marzo 2020 una netta diminuzione del trend sul territorio nazionale (-66,6%), registrando 203.723 delitti commessi nel 2019 e 68.069 nel 2020.

In particolare, l’analisi dei dati mostra una diminuzione più rilevante per alcuni reati quali lo sfruttamento della prostituzione (-72,9%), le violenze sessuali (-72,5%), i furti (-72,2%), di cui con destrezza (-81,2%) e in abitazione (-76,4%), le rapine in uffici postali (-77,3%) ed una diminuzione meno rilevante per altri reati quali le rapine in genere (-59,9%), i delitti informatici (-49,9%) e quelli inerenti agli stupefacenti (-46,1%). I furti alle farmacie hanno fatto registrare valori pressoché stabili (82 nel 2020 e 81 nel 2019). Nello stesso periodo in esame, confrontato con l’analogo periodo dell’anno precedente, si registra una diminuzione inferiore rispetto ad altri reati per i maltrattamenti contro familiari o conviventi (-37,4%).

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Le regioni che hanno riportato, nel periodo 1° marzo - 31 marzo 2020 rispetto all’analogo periodo del 2019, una maggiore diminuzione percentuale dei reati commessi sono il Trentino Alto Adige (-73,8%), la Lombardia (-72,8%), il Veneto (-70,8%), l’Emilia Romagna (-70%), la Toscana (-69,6%), le Marche (-68,6%) e il Lazio (-68,1%). Tra le regioni con il maggiore decremento si registrano Lombardia e Veneto, nelle quali sono state dapprima adottate le misure limitative della libertà di circolazione delle persone fisiche in quanto, in tali territori, si sono manifestati i primi focolai epidemiologici.

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