Operazione Terry e la "non notizia" della 'ndrangheta presente a Verona

L'operazione dei carabinieri del Ros, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Venezia, è stata comunque applaudita da esponenti politici e dall'associazione Avviso Pubblico

Foto di repertorio

Esponenti politici e l'associazione Avviso Pubblico, la quale si batte per la diffusione di una cultura antimafiosa, hanno espresso ieri, 12 febbraio, il loro plauso per il buon esito dell'operazione antimafia denominata Terry, svolta dai carabinieri del Ros, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Venezia.

Il coordinatore regionale di Avviso Pubblico Andrea Cereser, sindaco di San Donà di Piave, ha sottolineato come le indagini abbiano documentato, per la prima volta in Veneto, l'attività di un gruppo della 'ndrangheta, la famiglia Multari, che ha agito anche grazie alla connivenza di un tessuto imprenditoriale locale. «Questa e altre precedenti inchieste confermano la presenza mafiosa sul territorio della provincia di Verona, che si sta sempre più manifestando», ha aggiunto Mirco Frapporti, coordinatore di Avviso Pubblico in provincia di Verona e sindaco di Fumane.

Ciò che ha maggiormente colpito, infatti, dell'operazione Terry, è il fatto che alcuni cittadini e imprenditori hanno chiesto aiuto a membri della famiglia Multari per la risoluzione di problemi, come nel caso dello yacht Terry. La distruzione del natante era stata richiesta agli 'ndranghetisti dal proprietario, il quale aveva trovato un acquirente a cui avrebbe voluto venderlo. L'acquirente avrebbe però scoperto dei gravi difetti nello yacht e così ha contestato la vendita. Il proprietario, un imprenditore veneziano, avrebbe così chiesto di incendiare la barca per evitare le perizie.

«Se verranno confermate le accuse che hanno portato a sette arresti per associazione mafiosa contro sospetti 'ndranghetisti, si aprirà un nuovo scenario che bisogna subito approfondire e combattere», ha commentato la deputata veronese del Movimento 5 Stelle Francesca Businarolo. Mentre di "non notizia" parla il senatore veronese del Partito Democratico Vincenzo D'Arienzo.

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Che la provincia di Verona sia da anni terreno fertile per situazioni simili è arcinoto, tanto che accanto ai numerosi arresti ed ai blitz effettuati, l'appena trasferito prefetto Mulas ha emesso 17 interdittive antimafia in tre anni alle quali si aggiungono le quattro emesse dal precedente prefetto Stancari - ha detto D'Arienzo - 21 provvedimenti antimafia emessi nei confronti di imprese e persone collegate con la criminalità organizzata che operavano a Verona. Un numero così elevato che non ha eguali nel nord del Paese. Verona primeggia in questo triste primato.
Oltre a denunciare il solito silenzio delle istituzioni veronesi, ormai una costante da anni, si rileva il fatto che manca il nuovo prefetto. Ho scritto a Salvini per chiedere di nominarne in fretta uno nuovo, che abbia avuto esperienze o quantomeno conoscenze del fenomeno che attanaglia Verona in modo da proseguire quella battaglia che lo Stato deve compiere per garantire ai veronesi la sicurezza e la tranquillità nello svolgimento della vita quotidiana.

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