Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca Centro storico / Piazza Brà

Al via la buona scuola di Renzi. Ma resta il problema degli insegnanti precari

In questi giorni si stanno svolgendo le assegnazioni a livello nazionale delle cattedre, secondo i criteri della nuova riforma della scuola. Doveva risolvere il problema del precariato che tuttavia pare destinato a continuare

Va di scena in questi giorni di agosto la prima applicazione della cosiddetta "buona scuola" di Renzi, ma sulla bontà dell'operzione i primi ad essere scettici, e non certo dalle ultime ore, sono proprio i diretti interessati. Uno di loro è il professor Claudio Ferrari intervistato dall'Arena, il quale a 57 anni dei quali 25 spesi lavorando nella scuola, ad ogi è nonostante tutto ancora uno dei tanti insegnanti precari italiani.

Abilitato per l'insegnamento di materi giuridiche, si trova a dover percepire stipendi inferiori rispetto ai colleghi nonostante svolga lo stesso monte ore. A ciò va poi aggiunto il disagio cronico di doversi veder licenziare ogni anno, nella speranza di essere riassunto quello successivo: un calvario vero e proprio, condiviso con molti altri precari ma non per questo meno insopportabile e ingiusto. Anche questa volta per Ferrari la delusione è stata quella di non essere rientrato nell'elenco di chi riceveà una cattedra a tempo indeterminato, nonostante la riforma del Governo si proponesse esplicitamente di risolvere il problema del precariato.

Stando invece alle parole di Ferrari riportate dall'Arena, la stessa riforma della "buona scuola" è responsabile della situazione convulsa venutasi a creare in questi ultimi giorni: "Ha un difetto d'origine: è stata pensata, almeno per la 'soluzione del problema precariato' da qualche funzionario del ministero che ha scarsa conoscenza del fenomeno. I precari delle graduatorie ad esaurimento, in sigla Gae, sono nella maggior parte persone con abilitazione e anni di servizio, requisiti essenziali per farne parte. La riforma doveva svuotare tali graduatorie, ma così non sarà, solo per il fatto che una graduatoria di un concorso regionale non può trasformarsi in una graduatoria nazionale che consente la migrazione tra regioni e province".

Vi sono infatti molte Regioni con un numero d'idonei inferiore ai posti disponibili, mentre altre che presentano la situazione inversa. Pertanto come ricorda sempre il docente Ferrari intervistato dall'Arena, "ciò vuol dire che i criteri di valutazione sono molto diversi tra regioni. Dal 2000 ad oggi di persone inserite in Gae fin dalla loro istituzione ne sono entrate in ruolo solo tre, mentre docenti provenienti da altre province, perchè appartenenti alla seconda fascia, cioè vincitori di concorso prima del 2000, o appartenenti alle riserve, sono oltre 30. Io e una mia collega dovremmo partecipare alla lotteria della fascia C per l'inserimento in ruolo di due riservisti provenienti da altre regioni. E dico lotteria perchè ancora una volta la graduatoria da provinciale diventerà nazionale con il 50 per cento dei posti ai vincitori di concorso del 2012 e il restante 50 per cento agli inseriti in Gae con il rischio per alcuni di doversi trasferire in un'altra provincia, e non perchè mancano i posti ma perchè arriveranno altri docenti da altre regioni carenti di posti. Quindi ciò che in questi anni abbiamo dovuto subire, continueremo a subirlo ancora con lo stesso meccanismo". 

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