Senzatetto morto a Porta Vescovo, Sperotto: «Il quinto in dodici mesi»

Si chiamava Kofi Boateng, aveva 39 anni e proveniva dal Ghana. Aiutato dalla Ronda della Carità, di cui Alberto Sperotto fa parte. «Grazie, Kofi, per i sorrisi che ci hai donato»

La panchina bruciata su cui è morto Kofi Boateng (Foto Facebook - Alberto Sperotto)

Non aveva 45 anni, ma 39, ed era di nazionalità ghanese e non nigeriana. Le altre informazioni inizialmente diffuse, però, erano giuste. E a queste informazioni si è aggiunto anche un nome: Kofi Boateng. Così si chiamava il senzatetto trovato morto sabato, 28 dicembre, ai giardinetti di Porta Vescovo. L'allarme è stato lanciato da alcuni passanti, poi soccorritori del 118 e agenti di polizia sono giunti sul posto ma per il 39enne non c'era più nulla da fare. Deceduto per un malore, solo e al freddo, su di una panchina di Verona.

L'uomo era conosciuto dalla Ronda della Carità, associazione che assiste i senza fissa dimora, portando loro coperte o pasti caldi. Della Ronda della Carità fa parte Alberto Sperotto che su Facebook ha scritto: «È la quinta persona senza dimora che, in dodici mesi, perde la vita sulle nostre strade. Grazie, Kofi, per i sorrisi che ci hai donato». Ed in un post successivo. sempre sullo stesso social network, Sperotto ha pubblicato la foto della panchina in cui è morto Kofi rovinata dalle bruciature perché qualcuno ha dato fuoco alle coperte del 39enne ghanese.

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Anche la consigliera comunale del Partito Democratico di Verona Elisa La Paglia ha lasciato un pensiero su Facebook, condividendo quanto scritto da Lorenzo Tosa, blogger di Generazione Antigone, che ha descritto il rogo delle coperte e della panchina in cui è morto Kofi come «un atto di una violenza e di una disumanità raccapriccianti, da togliere il fiato, nei confronti di un uomo buono, che non aveva mai fatto del male a nessuno, sempre sorridente, sempre un "grazie" ai volontari della Ronda della Carità».

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