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Caso Cev, chiesto il processo per la senatrice veronese Bonfrisco

In attesa del parere della giunta per le immunità del Senato sull'utilizzo delle intercettazioni, il pm ha chiesto per la senatrice Cinzia Bonfrisco il rinvio a giudizio

Sul caso Cev che vede indagata la senatrice veronese Cinzia Bonfrisco, come riportato quest'oggi da L'Arena, si attende ancora il parere della giunta per le immunità del Senato, chiamata ad esprimersi circa la possibilità di autorizzare l'utilizzo delle intercettazioni casuali così come richiesto dal gip Franciosi.

Le telefonate oggetto d'attenzione sono quelle intercorse tra la senatrice e Gaetano Zoccatelli, anche lui indagato per le ipotesi di corruzione e associazione a delinquere, vale a dire il direttore del Consorzio energia Veneto (Cev). Il coinvolgimento della senatrice derivò quasi casualmente nel corso dello svolgimento di un'inchiesta, poi per molti conclusa con riti alternativi nel 2016, su presunte "turbative d'asta" che riguardavano gare d'appalto indette dal Cev e successivamente vinte dalla Global power spa e Global service, ditte sempre riferibili a Zoccatelli.

Il ruolo della senatrice Bonfrisco, secondo quanto ipotizzato dai pm, sarebbe stato quello di agevolare attraverso "interventi legislativi" e organizzando degli incontri, l'ingresso del Cev nel gruppo dei 35 grandi enti appaltanti, tra i quali figura ad esempio anche l'ormai ben noto Consip. I legali a difesa della senatrice proprio su questo punto hanno sempre rivendicato l'ostilità di Cinzia Bonfrisco nei confronti della mala gestio in Consip, specificando come anche dalle conversazioni con Zoccatelli non emergesse a loro avviso alcun indizio di "corruzione", ma un semplice rapporto di amicizia in virtù di una lunga conoscenza reciproca.

La Procura è invece convinta che dei favori vi siano stati e che in cambio la senatrice abbia ricevuto a sua volta dei vantaggi di ritorno, quali ad esempio un soggiorno in appartamento spesato in Sardegna. Ipotesi che ovviamente andranno verificate in opportuna sede, avendo appunto il pm Gennaro Ottaviano, senza attendere la risposta della giunta per le immunità del Senato, deciso di chiedere il rinvio a giudizio.

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