Bilancio di fine anno dei carabinieri di Verona. "La situazione è ottimale"

Il comandante provinciale Ettore Bramato ha commentato i dati del 2016: "I furti sono in calo e almeno il 50% di chi commette una rapina viene arrestato"

Controllo del territorio e prevenzione, queste sono state le parole d'ordine del 2016 del comando provinciale dei carabinieri di Verona. Concetto ribadito anche oggi, 30 dicembre, durante la presentazione del bilancio annuale delle attività svolte dai militari veronesi. Bilancio che fa parte di quello complessivo sulla sicurezza in provincia già presentato dal prefetto Salvatore Mulas.

38.608 sono stati i servizi di pattuglia e perlustrazione effettuati con l'identificazione di circa 200.000 persone e il controllo di 140.000 mezzi. Controlli a cui è stato affiancato anche un lavoro di comunicazione, particolarmente rivolto ai giovani e agli studenti, per diffondere sempre di più la cultura della legalità.

La diffusione capillare sul territorio impegna tantissimo i carabinieri nell'attività di repressione dei reati. Circa il 90% dei delitti commessi vengono perseguiti dai carabinieri. In questo 2016, sono stati 30.181 i reati di cui si sono occupati gli uomini dell'Arma, la maggior parte furti. 5.632 sono stati i casi risolti, 1.037 le persone in stato di arresto, 5.815 quelle in stato di libertà. Tra questi, 381 arresti e 865 denunce a piede libero hanno riguardato reati di furto.

Il lavoro di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti è testimoniato dalla mole di impegno richiesto al Lass (Laboratorio Analisi Sostanze Stupefacenti). 600 i chili di sostanze esaminati. Ma il lavoro del laboratorio è stato fondamentale anche per le indagini tecniche anche di altri reati con 71 sopralluoghi e 18.385 analisi.

Tra tutti i reati, quello più grave è l'omicidio e quelli seguiti dai carabinieri nel 2016 sono stati tutti risolti. Quelli che hanno richiesto più tempo (e neanche tanto) sono stati il duplice omicidio di Albaredo, il femminicidio di Pastrengo, e il delitto di Boscomantico. Nessuno omicidio è riconducibile al mondo della criminalità organizzata. Si tratta di delitti passionali oppure della disperazione come l'omicidio di Cerro e l'omicidio suicidio di Corte Pancaldo. Dettati dalla disperazione anche i casi avvenuti nel marzo scorso a Golosine e San Massimo, capitati casualmente lo stesso giorno e molto simili tra loro.

"La situazione nella provincia di Verona si può definire ottimale - ha commentato il comandate Ettore Bramato - Il controllo del territorio c'è e i reati che creano maggiore allarme sociale come furti e rapine vengono perseguiti. I furti sono in calo e almeno il 50% di chi commette una rapina viene arrestato".

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