A Borgo Trento si è tornati a nascere, ma il caso citrobacter non è chiuso

Si chiama Annamaria la prima bimba nata dopo la sanificazione dal batterio killer insediatosi nell'ospedale della donna e del bambino di Verona. Un episodio su cui le polemiche sono sempre accese

Maria Teresa, la prima mamma ad aver dato alla luce una bimba a Borgo Trento dopo la bonifica dal citrobacter e la riapertura (Foto Facebook Aoui di Verona)

È di colore rosa il primo fiocco del riaperto punto nascita dell'ospedale della donna e del bambino di Borgo Trento. Sul profilo Facebook istituzionale dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona si legge: «Alle 00:02 di mercoledì 2 settembre è nata una bellissima bambina di nome Annamaria. A lei e alla mamma Maria Teresa vanno i nostri più sinceri e affettuosi auguri». Ieri, dunque, è stato il giorno in cui sono davvero ripresi i parti nell'ospedale più importante della provincia di Verona, diventato purtroppo teatro di un caso di portata nazionale, il caso del batterio killer citrobacter koseri.

Annidatosi in una rubinetto usato dagli operatori della terapia intensiva neonatale dell'ospedale, il citrobacter avrebbe infettato quasi 100 neonati, causando 4 morti e lesionando gravemente altri 9 bambini. Questo è quanto riporta la relazione della commissione ispettiva voluta dalla Regione Veneto per far luce su di una vicenda che si sarebbe trascinata da anni. Il primo caso di morte risale infatti al 2018, ma ci sarebbero casi di infezione anche in anni antecedenti (si parla di 17 casi tra il 2015 e il 2017, quando ancora la struttura non si chiamava ancora ospedale della donna e del bambino). Il punto nascita, però, è stato chiuso solo nello scorso mese di giugno e durante l'estate, oltre all'indagine della commissione, si è svolta anche la sanificazione degli ambienti che da martedì scorso, 1 settembre, hanno potuto accogliere di nuovo donne partorienti. Contemporaneamente con la riapertura, si è saputo anche che la commissione aveva concluso il suo lavoro e aveva spedito la propria relazione al presidente del Veneto Luca Zaia, il quale l'ha subito inoltrata alla Procura di Verona per aiutare la sua inchiesta.

Nella relazione, oltre al punto colonizzato dal citrobacter koseri e da altri batteri, sarebbero state indicate alcune mancanze da parte dell'ospedale. Carenze soprattutto di igiene che avrebbero favorito le infezioni di questo pericoloso microrganismo. Il personale medico avrebbe sottovalutato i primi segnali della presenza del citrobacter. E alcune importanti procedure non sarebbero state seguite. Ad esempio, non sarebbe stata usata acqua sterile, ma acqua del rubinetto, e le mani degli operatori non sarebbe stata sempre igienizzata con sostanze a base alcolica. Ma ci sarebbero state mancanze anche di natura comunicativa, con l'Aoui che non avrebbe informato tempestivamente la Regione su quanto stava accadendo.

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«Dal presidente della Regione Zaia ci aspettiamo un ruolo più attivo: non basta che faccia da passacarte con la Procura della Repubblica, che è benissimo in grado di acquisire tutti i documenti necessari. Da Zaia ci aspettiamo che approfondisca e risolva le vistose e gravi lacune organizzative e procedurali evidenziate dalla relazione, affinché meccanismi simili non possano ripetersi in altri contesti», questo il commento di Michele Bertucco, candidato al consiglio regionale veneto per Il Veneto che Vogliamo.
Il caso, infatti, è diventato politico, soprattutto in un periodo come questo, con la campagna elettorale in corso per le elezioni regionali. Il presidente Zaia è alla ricerca di una riconferma e non si è nascosto di fronte ad un caso che tocca la sanità veronese, invitando anche i vertici dell'Aoui a leggere la relazione della commissione e a prendere i dovuti provvedimenti.
Alle sue dichiarazioni hanno replicato i vari avversari politici, a partire dal Partito Democratico. «Nel tentativo di scaricare ogni responsabilità, Zaia denuncia di aver scoperto la vicenda dai giornali e che non si tratta di dipendenti regionali - ha detto la deputata veronese del PD Alessia Rotta - Come se la sanità non fosse materia di competenza dell'amministrazione regionale. Come se i vertici della sanità veneta non avessero voce in capitolo nella gestione degli ospedali. La Regione non può pensare che sia sufficiente portare la relazione della commissione d'inchiesta in procura per risolvere la questione». Ed Elisa La Paglia, candidata alle elezioni regionali per il PD ha aggiunto: «Zaia spiega di aver saputo del citrobacter dai giornali. Ci sta dicendo, dunque, che chi dovrebbe controllare la sanità veneta non sapeva nulla o era in altre faccende affaccendato? Se non fosse stato per le denunce delle mamme quando sarebbe stata fatta la bonifica ambientale? Chi si occupa che vengano seguiti i protocolli di igiene e i parametri qualitativi? L'autodifesa del governatore è un gravissimo atto di accusa verso se stesso. Tra scaricabarile e omertà constatiamo che i controlli sugli ospedali da parte della Regione non ci sono e, quando ci sono, sono solo quantitativi ed economici». Mentre la candidata democratica Anna Maria Bigon è tornata a chiedere la divulgazione della relazione della commissione ed ad attaccare Zaia: «La gestione della sanità in Veneto è della Regione, sempre. Non può essere merito di Zaia quando le cose vanno bene e colpa dei dirigenti quando vanno male. È sconcertante il suo tentativo di scaricare la responsabilità ad altri». Ed il candidato veronese del PD Giandomenico Allegri ha chiosato: «Non è possibile che succedano queste cose in una Regione come il Veneto. Bisogna chiedersi come l'immagine d'eccellenza della sanità veneta possa conciliarsi con i fatti avvenuti qui a Verona. E l'interrogativo fondamentale è se dietro il caso citrobacter non ci sia, in parte, anche lo smantellamento della sanità pubblica. Perché stiamo assistendo da tempo a fatti paradossali».
Anche il candidato consigliere del Movimento 5 Stelle Manuel Brusco ed il candidato presidente Enrico Cappelletti hanno voluto richiamare la Regione alle proprie responsabilità: «Il governatore ha ruolo e autorità per intervenire subito, chiedendo immediati chiarimenti e anche sospendendo il responsabili dalle loro funzioni - ha scritto Brusco - La magistratura indaga e attribuirà eventuali responsabilità legali, ma subito si pone una questione morale. Se Zaia ha perlomeno rispetto per i genitori dei bambini morti o resi disabili prenda subito dei provvedimenti. Altrimenti li starebbe solo prendendo in giro».

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