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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Bancarotta milionaria alla Mbm, 5 manager in manette

Avrebbero emesso fatture false per anticipi bancari e si sarebbero appropriati di 6 milioni

Sei milioni di euro di beni societari “volatilizzati” e fatture false per ingannare le banche e farsi concedere prestiti e anticipi. Si è conclusa stamattina all’alba, dopo un anno di indagini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Verona, l’operazione che ha permesso di scoprire una bancarotta fraudolenta dietro al fallimento della Mbm industrial service Spa di San Bonifacio, società che opera nel settore del commercio all’ingrosso di metallo.

Cinque imprenditori, tutti bresciani, sono stati arrestati perché si sarebbero appropriati di circa 3 milioni e 500 mila euro in beni societari tra cui tir e veicoli commerciali, cinque rimorchi, muletti e un Audi Q7. Tra le accuse formulate dal sostituto procuratore Marco Zenatelli ci sarebbe anche il ricorso abusivo al credito, derivato dalle anticipazioni bancarie di due milioni e mezzo di euro che i dirigenti dell’azienda si sarebbero fatti accreditare con la formula di “anticipo salvo buon fine” da istituti veronesi e lombardi. “Il sodalizio criminale- precisa il colonnello Bruno Biagi, comandante provinciale delle Fiamme Gialle- operava attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti nei confronti di società compiacenti. Le stesse fatture, a tutta ragione semplici pezzi di carta, venivano poi scontate nelle banche di Brescia e Verona per ottenere, indebitamente, denaro”.

Le indagini avevano permesso di individuare la responsabilità penale non solo in capo agli amministratori temporanei della società fallita che contava una ventina di dipendenti, ma anche in capo di altri due manager, considerati corresponsabili della bancorotta dell’Mbm. Con l’arresto di Fabio Brazzale, imprenditore 35enne del Bresciano, la Finanza ha dichiarato chiuse le indagini che lo scorso 2 marzo aveva portato all’arresto dei principali indagati, tutti amministratori e soci della società sambonifacese. Nei guai sono così finiti Giovanni Bertozzi, 44 anni di Iseo, Andrea Moscato, 50 anni di Ghedi, Cesare Gotti, 35enne di Rezzato e Raffaello Paradisi di Caino, di 56 anni. Brazzale era invece stato iscritto nel registro indagati perché dirigente di una delle ditte che ricevevano fatture fasulle dalla Mbm. Tutti i manager ora rischiano una pena in carcere che va dai tre ai dieci anni per bancarotta fraudolenta, e da sei mesi a tre anni e l’inabilitazione all’esercizio di imprese commerciali fino a tre anni per ricorso abusivo al credito.

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