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Tre bimbi morti, quattro con disabilità per il citrobacter a Borgo Trento

Il quadro della situazione è stato fornito dal Ministero della salute, interrogato dai parlamentari del Partito Democratico. Mentre la Regione è intenzionata a nominare un gruppo di lavoro per far luce sulla vicenda

Il più importante punto nascite della provincia di Verona aperto solo per i parti di emergenza, le terapie intensive neonatale e pediatrica spostate per permettere una bonifica dei locali, bambini morti o con disabilità ed altri bimbi infettati ma per fortuna senza gravi conseguenze apparenti. Ce n'è abbastanza per chiedere chiarimenti ai responsabili della sanità ed è quello che ha fatto il Partito Democratico veronese, che ha pungolato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ed ha presentato un'interrogazione al Ministero della salute sul «batterio killer», il citrobacter koseri, che si sarebbe annidato nell'ospedale della donna e del bambino di Borgo Trento.  

All'interrogazione, il Ministero ha risposto riferendo ciò che attualmente si sa sulla vicenda avvenuta nell'ospedale di Verona. Il primo caso di bambino infettato da citrobacter a Borgo Trento risalirebbe al novembre 2018, un'infezione che ha portato al decesso del piccolo. Poi un altro caso nell'aprile 2019, con un'altra neonata morta. Nel giugno dell'anno scorso un terzo neonato con il citrobacter; un episodio diverso dagli altri perché il piccolo non è morto (ma riporta gravi disabilità) ed era stato trasferito dall'ospedale di San Bonifacio a quello di Verona. Nell'ottobre del 2019, la terza infezione letale per un bimbo che morirà nel marzo di quest'anno, sempre per il batterio killer. Altri tre casi, infine, quest'anno, tra gennaio e maggio. Di fronte a queste infezioni, l'Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) di Verona avrebbe sempre proceduto con sanificazioni, che però sembrano essere state insufficienti per debellare il batterio. Un batterio che al momento avrebbe provocato la morte di tre bimbi e lesioni in altri quattro piccoli, mentre ci sono alcuni casi di infezione che non avrebbero avuto alcun esito negativo, per il momento.
Di fronte a questa fotografia mostrata dal Ministero della salute, i parlamentari del PD Alessia Rotta, Elena Carnevali e Diego Zardini hanno commentato: «Emerge in modo drammatico la gravità della situazione ed il ritardo che ha contraddistinto l'azione dei vertici della sanità veneta. Esiste, purtroppo, un tema di responsabilità politica che dovrà essere approfondito nei prossimi mesi. Ora, però, è necessario che tutti si impegnino per trovare soluzioni immediate che garantiscano una rapida soluzione del problema. Si tratta di fatti drammatici che hanno già causato enorme sofferenza».

E per fare ulteriore luce sull'accaduto è in corso l'indagine di una commissione, indagine che potrebbe non essere l'unica. Il Governo, infatti, potrebbe inviare i Nas a svolgere un'ispezione approfondita; mentre la Regione Veneto, come annunciato dal presidente Zaia, è intenzionata a nominare «un gruppo di lavoro perché è bene che si chiarisca tutto fino in fondo, anche per capire la storia e l'evoluzione di questa infezione ospedaliera che va avanti da troppo tempo».

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