Minacce e insulti razzisti. Protestano i dipendenti di un'azienda veronese

Il presidio, organizzato da Adl Cobas, è scattato lunedì mattina davanti alla sede della ditta di San Pietro in Cariano, con un lavoratore che ha sporto denuncia contro due suoi superiori, accusandoli di averlo picchiato

Foto Facebook: ADL COBAS Vicenza - Verona

È scoppiata la protesta nella mattinata di lunedì fuori dalla Reggiani Visual, un'azienda di San Pietro in Cariano, con i lavoratori scesi in strada contro i presunti episodi di razzismo, ai quali sarebbero sottoposti tutti i giorni. 
Ad organizzare il presidio è stata Adl Cobas, che sulla propria pagina Facebook ha pubblicato l'intervista di un dipendente di origini cingalesi, il quale si è anche rivolto alle forze dell'ordine per denunciare due suoi superiori che lo avrebbero picchiato per costringerlo a dare le dimissioni. 

Ma oltre al pesante clima razzista, documentato da alcune registrazioni di frasi fatte passare anche sull'altoparlante dell'azienda, i dipendenti hanno lamentato davanti alle telecamere del TG3 Veneto anche turni di lavoro massacranti e straordinari non pagati. 

I sindacati quindi promettono battaglia, mentre i vertici aziendali affermano di essere all'oscuro di tutto e prendono tempo per effettuare le verifiche del caso. 
Le prime reazioni del mondo della politica arrivano dal consigliere regionale di Liberi e Uguali Pietro Ruzzante: "Gli episodi denunciati dai lavoratori sono di una gravità enorme: minacce, percosse e sfruttamento, il tutto condito da richiami nazisti. Fatti che sarebbero gravi a prescindere, ma che risultano odiosi quando avvengono sul luogo di lavoro da parte di chi avrebbe la responsabilità di garantire condizioni di lavoro salubri e dignitose". 
Così il politico padovano che nel pomeriggio di martedì ha depositato un'interrogazione a risposta immediata chiedendo alla Giunta regionale "come intenda tutelare i diritti dei lavoratori" dell'azienda con sede nel Veronese. "La Giunta Zaia dica subito come intende tutelare i diritti dei lavoratori. Esistono garanzie minime di legalità che devono essere tutelate dalle istituzioni, ma anche dalle imprese private. Non è accettabile – conclude Ruzzante – un modello d'azienda fondato sullo sfruttamento, sulla minaccia e sulla coercizione. Sarebbe questo il progresso? Qualcuno dovrebbe farsi un esame di coscienza...".

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