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Due giovani commercianti veronesi denunciano «minacce e lesioni»: imprenditore arrestato dalla polizia

Tra le accuse mosse nei confronti dell'uomo anche quelle di «lesioni, rapina e violenza privata». A denunciarlo sono stati il gestore di un bar e un altro di una pasticceria in città

 

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi quest’oggi, martedì 20 ottobre, presso la questura di Verona, il dirigente della squadra mobile e vice questore Dott. Massimo Sacco ha illustrato un’importante operazione che ha portato all’arresto di un noto imprenditore attivo all’interno del capoluogo scaligero nel settore della ristorazione. Quest’ultimo, le cui iniziali sono P.G.A., è stato arrestato nella mattinata di ieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del tribunale di Verona, dott.ssa Giuliana Franciosi, su richiesta del pubblico ministero, dott.ssa Silvia Facciotti, della locale procura della Repubblica. Come riportato dalla stessa ordinanza del Gip e successivamente riferito anche dal dirigente della squadra mobile, i reati contestati all’uomo arrestato vanno da quello di «estorsioni plurime», ma anche «lesioni, rapina, porto d’arma da fuoco e violenza privata».

Secondo quanto si apprende, il tutto sarebbe stato commesso ai danni di due giovani imprenditori veronesi, entrambi lavoratori nel campo della ristorazione, in particolare legati ad un bar e ad una pasticceria di Verona. Le due vittime si sarebbero presentate nel dicembre del 2018 presso la squadra mobile della polizia di Stato a Verona per denunciare la loro situazione. Entrambi hanno dunque fornito agli agenti i particolari dei soprusi che avrebbero subito nel corso di circa un anno, ma anche raccontato di «aggressioni e violenze» che l’uomo arrestato avrebbe esercitato nei loro confronti, al fine di una sottrazione di beni e di denaro che li avrebbe così messi in gravi difficoltà economiche. In base a quanto riferito dal dirigente della squadra mobile, dott. Massimo Sacco, lo schema che l’arrestato avrebbe utilizzato nei confronti di entrambi i giovani imprenditori veronesi sarebbe all’incirca il medesimo: inizialmente li avrebbe avvicinati per convincerli a mettersi in affari con lui, salvo poi avanzare «indebite richieste di denaro» o altre prestazioni sempre più esigenti che, non venendo soddisfatte, avrebbero portato i due imprenditori veronesi a subire minacce, intimidazioni e sviluppare così un «asservimento economico e psicologico».

La denuncia della prima vittima

Gli inizi della prima intricata vicenda risalirebbero all’autunno del 2017 e le cose sarebbero poi proseguite fino al seguente anno. In particolare, al centro di tutto vi sarebbe stato un «canone di locazione» per il mese di gennaio 2018 che, stando alla successiva denuncia della vittima, quest’ultima avrebbe dovuto versare all’uomo arrestato ieri, in virtù di un contratto d’affitto d’azienda. Nello specifico, stando sempre a quanto riportato dalla polizia, la prima vittima avrebbe gestito al tempo tra le sue attività commerciali anche una pasticceria situata a Verona in via Cappello. Proprio all’interno di quest’ultima avrebbe conosciuto, tramite un amico comune, l’uomo poi finito arrestato. Nell’occasione sarebbero nati i loro «rapporti professionali», poiché il giovane titolare della pasticceria sarebbe stato al tempo desideroso di allargare la propria attività, prendendo in affitto un locale più grande. Tale immobile più ampio gli sarebbe dunque stato offerto dall’uomo poi arrestato. In particolare, si sarebbe trattato di un locale nei pressi di via Pellicciai in centro a Verona ed i due avrebbero così raggiunto un accordo nel mese di novembre 2017.

Secondo il resoconto fornito dalla polizia, il giovane imprenditore che ha poi denunciato tutto avrebbe raccontato che in forza di «un accordo orale fra le parti», lui stesso avrebbe dovuto versare all’altro un «canone di locazione ammontante a 15 mila euro più Iva, per complessivi 18 mila euro». L’affitto sarebbe dunque stato dovuto per poter usufruire del nuovo locale in via Pellicciai adibito a pasticceria, ma sarebbe anche stato dovuto «in contanti ed in tre rate nel corso di ogni mese». I problemi sarebbero però sorti poiché l’attività commerciale non sarebbe mai decollata, rivelandosi non proprio redditizia, finché il giovane imprenditore si sarebbe trovato nell’impossibilità di versare il dovuto. A quel punto, secondo quanto riportato dalla polizia, l’uomo poi arrestato lo avrebbe «offeso e aggredito alla presenza della madre e della fidanzata» nel corso del mese di gennaio 2018.

A seguito proprio di tale episodio, il gestore della pasticceria si sarebbe convinto a restituire le chiavi del locale all’indagato, trasportando anche le attrezzature in un altro luogo. L’uomo poi denunciato ed arrestato, al tempo non avrebbe però accettato la cosa e si sarebbe adoperato per convincere il giovane imprenditore veronese a proseguire l’attività fino a quando «non fosse intervenuta la risoluzione anticipata del contratto di affitto d’azienda» dinanzi ad un notaio. Una prima richiesta che la vittima ha dichiarato di aver subito sarebbe stata quella di consegnare un orologio di valore «a titolo di pegno» proprio in vista dell’appuntamento dal notaio. Ma oltre a ciò, l’attrezzatura della pasticceria prima traslocata, poi riportata nell’edificio di via Pellicciai e che sarebbe stata in realtà di proprietà del denunciante, nel mese di febbraio 2018 sarebbe invece stata ceduta ad altri, da parte sempre dell’uomo arrestato ieri, per un importo oltretutto di molto inferiore al suo effettivo valore. Le «vessazioni» denunciate dal giovane imprenditore veronese alla polizia sarebbero poi proseguite, sfociando tra le altre cose, sempre nel mese di febbraio 2018, in un «furto del portafogli» e, nel mese di giugno 2018, anche nella «minaccia con una pistola».

La denuncia della seconda vittima

L’altra non meno complicata storia avrebbe avuto anch’essa inizio nel 2017. Secondo quanto denunciato dal secondo giovane imprenditore veronese, anche lui avrebbe infatti concluso con l’uomo poi arrestato dalla polizia un «contratto d’affitto di ramo d’azienda» che, nello specifico, avrebbe avuto per oggetto «un bar ubicato in centro storico a Verona». In base alle parole del denunciante riferite quest’oggi dal dirigente della squadra mobile di Verona, il loro accordo avrebbe previsto «solo per il subentro 65 mila euro parte dei quali in nero», poi un «canone di affitto di 8 mila euro mensili» con anche «tre mensilità anticipate». Nel complesso dunque una somma rilevante che, tuttavia, il secondo giovane imprenditore veronese avrebbe però accettato di corrispondere in quanto convinto di riuscire a coprire tali spese grazie ai guadagni del bar. L’attività commerciale, a seguito di una serie di assegni emessi, sarebbe dunque stata ufficialmente aperta nel maggio del 2017.

Secondo il racconto del giovane imprenditore veronese riportato quest’oggi dal dirigente della squadra mobile di Verona, i problemi sarebbero sorti poiché l’uomo poi arrestato avrebbe al tempo iniziato a trattenersi proprio presso il bar in questione sino a tarda serata. Tale circostanza, in base alla versione dei fatti fornita dal denunciante, avrebbe contribuito a far girare al largo dallo stesso locale gli altri clienti, poiché l’uomo arrestato sarebbe stato «conosciuto come soggetto pericoloso» da diverse altre persone che, notando la sua altrettanto nota automobile posteggiata fuori dal bar, avrebbero quindi preferito evitare di entrarvi. I contrasti sorti tra il gestore del bar e la persona poi denunciata ed arrestata, secondo il resoconto fornito dalla polizia, sarebbero dunque sfociati in un «pestaggio» che la vittima avrebbe patito presso la propria abitazione nell’agosto del 2017. In seguito a tale avvenimento, il gestore del bar ha raccontato alla polizia che sarebbe stato messo dinanzi ad una secca alternativa: cedere l’attività, oppure accettare di lavorare «sotto stretto controllo e con orari molto più impegnativi».

La situazione per il commerciante sarebbe dunque arrivata ben presto ad essere insostenibile. Il resoconto fornito dalla polizia si concentra sul fatto che al tempo per il gestore del bar sarebbero maturati «debiti con i fornitori», ma il commerciante si sarebbe anche trovato a «lavorare in un clima di terrore», tanto che verso la fine del mese di settembre 2017 sarebbe persino arrivato a «tentare il suicidio». In base sempre al suo racconto fornito agli inquirenti in sede di denuncia, il commerciante avrebbe anche ricevuto l’aiuto economico dell’anziana madre pensionata per cercare di fronteggiare le difficoltà economiche, fino a quando poi avrebbe deciso, al colmo della disperazione, di chiudere il locale ad ottobre 2017.

A seguito di entrambe le denunce e dopo una lunga sequela di indagini e la raccolta di informazioni, la squadra mobile di Verona ha così potuto raccogliere gli elementi necessari che hanno portato all’arresto, avvenuto lunedì 19 ottobre presso la sua abitazione, dell’imprenditore che ora dovrà rispondere delle gravi accuse che gli vengono contestate. Lo stesso dirigente della squadra mobile della polizia di Stato, Dott. Massimo Sacco, in conclusione ha detto che «potrebbero esserci altre vittime», rivolgendo quindi un appello ufficiale ai cittadini, affinché eventuali altre segnalazioni vengano portate a conoscenza delle forze dell'ordine.

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