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Un'immagine dei controlli

Un'immagine dei controlli

Carabinieri smantellano rete di caporali, un arresto anche nel Veronese

I caporali avrebbero portato in Italia lavoratori dalla Romania e dall'Albania per sfruttarli a meno di 5 euro l'ora nel settore agricolo e in quello edilizio

L'impegno del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro per contrastare il fenomeno del caporalato ha dato nuovi frutti. Solo alcuni giorni fa, nella provincia di Foggia erano stati eseguiti alcuni arresti e nella mattinata di mercoledì 3 persone sono finite in manette nelle province di Perugia, Verona e Padova, con l'accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (il cosidetto “caporalato”), aggravato dalla violenza, dalla minaccia e dai maltrattamenti, le quali avrebbero anche approfittato dello stato di bisogno dei lavoratori, essendo questi in prevalenza di nazionalità romena ed albanese. 
Ad eseguire l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Firenze, sono stati i militari del Nucleo Ispettorato del Lavoro toscano, in cooperazione con il personale del Reparto Operativo Centrale del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro e del Nucleo Operativo del Gruppo Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Roma (strutture dell’Arma che collaborano con l’Ispettorato Nazionale del Lavoro), oltre al personale del comandi competenti sul territorio. 

L'operazione, denominata Agri Jobs, ha portato anche ad alcune perquisizioni domiciliari e di studi di consulenza presenti sul suolo italiano, dei quali si sarebbero serviti i soggetti arrestati. Sono state inoltre messe sotto sequestro due società cooperative riconducibili agli indagati, i relativi conti correnti ed un mezzo che sarebbe stato utilizzato per commettere i reati contestati. 
L'attività ha preso il via il il 7 novembre 2017 dalla morte di un cittadino romeno avvenuta per cause naturali nelle campagne del Comune di Rufina ed è stata coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze.

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L'indagine del Nucleo Carabinieri Ispettorato del lavoro toscano, secondo quanto riferito dall'Arma, avrebbe consentito di identificare il “caporale”, ovvero colui il quale fungeva da caposquadra, che sarebbe stato trovato in possesso di appunti su cui erano annotati i programmi ed i luoghi di lavoro, i nominativi del personale impiegato, la paga (che variava dai 4 ai 5 euro all’ora) ed anche i mezzi di trasporto da essi utilizzati. Ulteriori accertamenti poi hanno permesso di appurare che lo stesso “caporale” a sua volta faceva capo ad un altro soggetto, ritenuto il vertice dell'organizzazione. Le verifiche, che hanno riguardato anche l'aspetto documentale, avrebbero così permesso agli investigatori di delineare l’esistenza di una associazione per delinquere.
In particolare i carabinieri sarebbero riusciti ad indivuare il soggetto principale, che avrebbe costituito una struttura stabile per svolgere questa attività e gestire i lavoratori utilizzando due società cooperative, due immobili adibiti a dimora per gli stranieri e veicoli per il trasporto degli stessi verso i luoghi di lavoro. L'indagato avrebbe coordinato l'attività dei suoi sottoposti, che avrebbero seguito le sue direttive relative al reclutamento dei dipendenti, facendoli giungere in Italia dalla Romania e dall’Albania, e anche per quel che riguarda l'organizzazione dei turni di lavoro, i pagamenti e i metodi per eludere i controlli sul lavoro. In più occasioni infatti, questi si sarebbe attivato per prendere tempo ed esibire alla polizia giudiziaria documenti falsi e redatti mentre il controllo era in atto, per poi "aggiustare" le dichiarazioni circa il numero di ore lavorate in seguito alla verifica.
I reclutati erano destinati ad essere impiegati non solo in agricoltura, ma anche in edilizia, presso imprese in varie località italiane, prevalentemente in Toscana e in Veneto, ed estere (Svizzera).

Nel corso dell'operazione, comunicano sempre i carabinieri, sarebbe emerso che le vittime versavano in stato di bisogno. Prive di adeguati mezzi di sostentamento, le persone reclutate infatti sarebbero state retribuite con salari inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi di categoria, percependo 5 euro l'ora, lavorando anche 11 ore al giorno per per un numero di giornate inferiore a quelle effettive e senza conteggio di straordinari, senza ricevere alcun prospetto paga e talvolta senza neppure un contratto di assunzione. Oltre a questo sarebbero state riscontrate violazioni di norme in materia di igiene e sicurezza (visite mediche e corsi di formazione), con le vittime che dormivano in un’abitazione messa a disposizione dalla cooperativa per la quale pagavano anche l'affitto. Ad alcuni sarebbero state rivolte anche delle minacce, subordinando il pagamento integrale della retribuzione al regolare svolgimento dell’intero periodo previsto.

Infine gli ultimi controlli hanno permesso di accertare il mancato versamento dei contributi previdenziali INPS, per un ammontare di quasi 500 mila euro
Gli arrestati quindi sono stati condotti nelle carceri dei rispettivi territori. 

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