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Scoperta dai carabinieri una "fabbrica" di marijuana da mezzo milione di euro in un capannone-serra a Castelnuovo

Due gli arresti compiuti dai militari di Peschiera del Garda: oltre 400 le piante di cannabis sequestrate

 

Nella mattinata del 27 agosto 2020, a Castelnuovo del Garda, i carabinieri del N.O.R. della Compagnia di Peschiera del Garda riferiscono di aver arrestato un 28 enne e un 20 enne, entrambi di origine albanese. I due sarebbero peraltro irregolari sul territorio nazionale e risultati essere in Italia senza fissa dimora, nonché nella circostanza ritenuti dai carabinieri responsabili di "produzione e detenzione di sostanze stupefacenti", in particolare di marijuana. Nello specifico, i militari del N.O.R. spiegano di aver ricevuto alcune segnalazioni pervenute da cittadini in merito a  movimenti ed "odori" anomali nella zona industriale di Castelnuovo del Garda, precisamente la frazione di Oliosi, facendo presupporre la presenze di sostanze stupefacenti. I carabinieri, quindi, hanno svolto una mirata attività investigativa, condividendo anche informazioni d’interesse operativo con colleghi di altre zone e individuando l'area industriale con ragionevoli sospetti che all’interno di uno degli innumerevoli capannoni presenti in zona, potesse essere stata intrapresa un’illegale coltivazione di droga.

Effettuati i primi accertamenti sulle imprese presenti nell’area industriale, i militari del N.O.R. riferiscono quindi di aver individuato un capannone di proprietà di una società di Roma, concesso in affitto ad un’impresa di carpenteria metallica della zona che, di fatto, non sarrebbe in realtà apparsa però essere operante in tale settore. A quel punto, i militari spiegano di aver deciso di intraprendere un servizio di osservazione, iniziato nella serata del 26 agosto scorso e, dopo lunghe ed estenuanti ore di attesa, nel cuore della notte avrebbero notato che un furgone si sarebbe introdotto nel piazzale del fabbricato, parcheggiandosi con la parte posteriore a ridosso del portone d’accesso. Subito dopo, sarebbero quindi scesi due uomini che, dopo essersi guardati intorno, avrebbero chiuso il cancello esterno con una catena e un lucchetto di grosse dimensioni, iniziando ad entrare ed uscire dallo stabile portando in spalla dei grandi sacchi.

Operazione "Canapa", intervista al Comandante della compagnia dei carabinieri di Peschiera del Garda

Il servizio di osservazione, protrattosi per tutta la notte, avrebbe quindi permesso ai militari dell'Arma di appurare che all’interno del capannone vi sarebbero state effettivamente delle attività anomale e non compatibili con quelle di una carpenteria metallica. Anche a distanza, spiegano infatti i carabinieri, sarebbe stato loro già possibile vedere una forte luce azzurra fluorescente e all’esterno sarebbe risultato inoltre chiaramente percepibile l’odore di sostanza stupefacente del tipo marijuana. I carabinieri spiegano che i malfattori si sarebbero organizzati in modo tale da rendere il capannone praticamente inaccessibile, quasi alla stregua di un bunker e pertanto qualsiasi eventuale tentativo di accesso sarebbe stato notato tempestivamente dai soggetti che, in tale ipotesi, avrebbero potuto così darsi alla fuga. I militari riferiscono di essere stati dunque costretti dalle circostanze ad elaborare una strategia alternativa: nello specifico, alle prime luci dell’alba, mentre i due soggetti si sarebbero trovati ancora chiusi all’interno del capannone, i carabinieri spiegano di aver individuato il contatore dell’energia elettrica pertinente allo stabile, provvedendo così a staccarlo temporaneamente e ipotizzando che la mancanza di energia elettrica li avrebbe spinti ad uscire dal bunker per sistemare l’anomalia. Tale intuizione si è rivelata effettivamente geniale, in quanto i due soggetti sono di lì a poco usciti dal capannone, dirigendosi verso il contatore. Proprio in quel momento, tuttavia, sono stati raggiunti e bloccati dai carabinieri che si erano  ben nascosti nelle vicinanze.

Una volta avuto accesso al capannone, i militari riferiscono di essersi trovati di fronte ad una vera e propria coltivazione, in quanto una parte dello stabile sarebbe stata divisa in due grandi serre, artigianalmente realizzate in cartongesso, all’interno delle quali sarebbero stati realizzati impianti di illuminazione mediante oltre 35 lampade a led e tre decine di alimentatori di elevata potenza, fino ai 600 Watt, sistemi di aerazione con tubi di alluminio e ventilatori, il tutto collegato ai contatori dell’energia elettrica, pericolosamente modificati nelle funzioni. Il sopralluogo all’interno delle serre avrebbe quindi permesso ai carabinieri di trovare un totale di 325 piante di cannabis in singoli vasi, già fiorite e dell’altezza di più di un metro, oltre a 102 piantine in vaso, di nuova coltivazione e appena germogliate, posizionate nel soppalco dello stabile, con illuminazione dedicata. Durante le fasi di perquisizione, sarebbe inoltre stato trovato anche un sacchetto contenente 170 grammi di marijuana, già essiccata e triturata, pronta per la vendita.

A quel punto i carabinieri, in collaborazione con la polizia locale di Castelnuovo del Garda, riferiscono di aver sequestrato l'intero capannone che i due soggetti avrebbero peraltro trasformato anche in dormitorio dalle condizioni igienico-sanitarie precarie, nonché tutta l’attrezzatura e le piante di canapa che sarebbero poi state spostate in un apposito stabile, per i successivi accertamenti tecnici. La prima stima effettuata dai militari sulle piante rinvenute, tenendo conto del grado di maturazione e dei sistemi adoperati dai malfattori, è di un prodotto finito e pronto alla vendita per un peso complessivo di oltre 70 chili di marijuana, del valore approssimativo sul mercato illegale di circa 500.000 Euro. I carabinieri spiegano infine che sono tuttora in corso dettagliati accertamenti, in quanto l’ingente valore della sostanza stupefacente rinvenuta e le particolari e costose attrezzature utilizzate per la coltivazione fanno presupporre il fatto che dietro ai due arrestati vi possa essere un'organizzazione criminale ben delineata e articolata sul territorio. Dopo le operazioni, i soggetti arrestati sono stati portati presso la Casa Circondariale di Verona Montorio e, nella mattina odierna, a seguito di udienza di convalida, è stata disposta la misura della custodia in carcere a carico di entrambi.

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