L'alluvione del 2010. Zaia: "Abbiamo lavorato affinché non si ripeta più"

Sette anni fa, il tragico evento atmosferico che devastò centinaia di comuni, come Monteforte d'Alpone dove i danni dichiarati furono di 30 milioni di euro

Per molti veneti questi sono i giorni del ricordo. Sette anni sono passati dall'alluvione che devastò centinaia di comuni tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2010. Se la ricordano bene nell'est veronese, dove Monteforte d’Alpone fu uno dei territori più colpiti: 30 milioni di danni dichiarati per 759 privati e 171 attività produttive. Il giorno peggiore fu l'1 novembre 2010 quando a San Bonifacio cedette la parte destra dell’argine nel punto in cui il Chiampo sfocia nell'Alpone. Le acque dei due torrenti sporche di fango invasero tutta la parte sud di Monteforte allagando case, negozi, cantine e scuole, e arrivando in alcune zone a due metri d'altezza.

Mi ricordo che la mattina di quel tragico primo novembre - racconta l'assessore ai lavori pubblici Luigi Burti, che al tempo era consigliere di minoranza - mi trovavo sul ponte della Rezzina, cioè vicino alla confluenza tra Alpone e Chiampo, per controllare la piena dei due torrenti. Quando l’argine crollò e vidi l’acqua attraversare l’autostrada per raggiungere Monteforte, mi precipitai all’inizio del paese a suonare i campanelli per avvisare tutti di portare in salvo le macchine e i beni più preziosi. Anche la mia casa e il mio capannone furono invasi e danneggiati dall’acqua.

E se lo ricordano anche in Regione Veneto, dove il presidente Luca Zaia ha elencato gli interventi programmati e quelli realizzati per fare in modo che una tragedia come quella del 2010 non si ripeta più.

Abbiamo avviato 325 opere, 280 delle quali già completate, per un importo complessivo di 230 milioni di euro - ha detto Zaia - Ma gli interventi a vari livelli effettuati, sia con la programmazione regionale che con fondi europei e nazionali faticosamente ottenuti, sono ben 650, per un importo di quasi 400 milioni di euro. Uno sforzo immane, che considero però solo l'inizio di un cammino il cui percorso, cioè le progettualità necessarie, è già delineato: un piano complessivo composto da 681 opere, per un costo totale di 2 miliardi 607 milioni 434 mila euro, messo assieme grazie alla collaborazione con un'autorità mondiale in tema di difesa del suolo come il professor D’Alpaos.

L'attenzione della Regione si è concentrata sulla programmazione e realizzazione dei bacini di laminazione, dove poter convogliare le acque quando, a seguito di eventi meteorologici catastrofici, possono invadere il territorio. Il più significativo degli interventi già conclusi è certamente il bacino di Caldogno che ha un’estensione di 110 ettari e consente di invasare un volume complessivo di 3,8 milioni di metri cubi sottraendo alle piene del Timonchio una portata di 200 metri cubi al secondo. E altri bacini di laminazione in dirittura d'arrivo sono quelli di Trissino, della Colombaretta e di San Lorenzo.

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