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Terremoto. Ance Verona: "Prevenzione anche dove il rischio è minore"

Sono 7 i comuni veronesi con possibilità di forti terremoti e dove sono previste agevolazioni per l'adeguamento sismico, ma i costruttori chiedono un piano che coinvolga tutto il territorio

Situazione frustrante nel Centro Italia colpito dal terremoto. Di giorno si lavora per togliere le macerie e mettere in sicurezza porzioni del territorio, di notte arrivano nuove scosse che costringono a riprendere il lavoro quasi da capo. E in aiuto delle popolazioni ci sono anche uomini e donne veronesi, partiti per dare un sostegno a chi in questo momento non ha più nulla. Farmacisti, vigili del fuoco o semplici volontari, che già con la scossa di agosto avevano dimostrato la loro solidarietà, ne dimostrano ancora di più rinnovando il loro aiuto anche dopo le nuove scosse percepite anche nel veronese.

Ma anche se la percezione del terremoto non si fosse avvertita nel territorio scaligero, comunque una tragedia come questa deve far riflettere sulla situazione sismica di Verona e provincia. E vista l'imprevedibilità del fenomento, l'unica parola d'ordine è prevenzione. Lo ha detto il candidato sindaco di Verona Pulita Michele Croce, lo ha ribadito l'Ance Verona, associazione dei costruttori edili. "Sono 7 i comuni della provincia di Verona situati in zone con possibilità di forti terremoti: Badia Calavena, Brenzone, San Mauro di Saline, San Zeno di Montagna, Torri del Benaco, Tregnago e Vestenanova - ricorda Fortunato Serpelloni, presidente di Anche Verona - A questi comuni fino al 31 dicembre 2016 è riconosciuta una detrazione del 65% per interventi che adottino misure antisismiche. Tuttavia ritengo importante ribadire che è fondamentale intervenire nell’adeguamento non solo nelle zone ritenute più a rischio ma estendere l’opera di prevenzione in maniera sistemica su tutto il nostro territorio".

"Le iniziative del governo per la messa in sicurezza e, soprattutto, la ricostruzione dei territori a rischio sismico fanno ben sperare che si possa finalmente dare il via a una nuova stagione che poggi innanzitutto sulla presa di coscienza che si deve trattare di interventi non più procrastinabili - ha proseguito Serpelloni - A cominciare da quel grande piano di prevenzione che ritengo sia il punto di partenza sulle misure da mettere in campo. È necessario esaminare il costruito esistente, distinto per destinazione d’uso, epoca di costruzione e tipologia della struttura edilizia, a seconda della zona di rischio, in modo da quantificare la dimensione necessaria degli interventi di messa in sicurezza. Vi è un grande numero di edifici insicuri e obsoleti nel territorio: basti pensare che il 74% degli immobili residenziali nelle zone a maggior rischio è stato costruito prima dell’operatività della norma antisismica".

Quattro le linee d’azione proposte da Ance Verona: corredare i contratti di compravendita e locazione con una scheda informativa sui rischi sismici; obbligo di diagnosi dell’edificio dal punto di vista statico e sismico, detraibile fiscalmente; detrazioni d’imposta per gli interventi di adeguamento sismico per tutti gli immobili, non solo a quelli situati nelle zone più a rischio; sanzioni a chi non ha messo a norma gli edifici, dopo 10 anni dal varo del piano di prevenzione, nelle zone a maggior rischio sismico. "Sarebbe inoltre il caso di affrontare anche in Italia il tema della copertura assicurativa degli immobili - conclude Serpelloni - attraverso un dialogo con imprese di assicurazione, istituzioni e cittadini per la definizione di un pacchetto assicurativo dedicato agli edifici e in grado di coprirne i rischi. Una forte assunzione di responsabilità è necessaria comunque dalle pubbliche amministrazioni che devono destinare risorse per la manutenzione di scuole, ospedali ed edifici pubblici".

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