Covid-19 in Veneto, analisi settimanale: «La battaglia è ancora lunga»

Nel periodo dal 4 al 10 luglio, in Veneto è aumentato il fattore di crescita dell'epidemia rispetto alla settimana precedente. «Alcuni focolai sono dovuti all'importazione di infezioni dall'estero»

(Foto di repertorio)

L'indice Rt, i nuovi contagi, gli attualmente positivi e i tamponi diagnostici. Sono questi i fattori presi in esame da Luca Fusaro, dottore in economia applicata ed esperto di analisi di dati statistici e della loro elaborazione grafica. L'analisi di Fusaro ha lo scopo di individuare possibili variazioni della situazione epidemiologica di Covid-19, prendendo in esame i dati sull'emergenza coronavirus relativi al periodo dal 29 giugno al 5 luglio, dopo aver esaminato quelli della settimana precedente.

Indice Rt

Nel periodo tra il 29 giugno e il 5 luglio 2020, analizza Fusaro, sono cinque le regioni con un indice Rt superiore ad 1, Emilia-Romagna e Veneto con 1,2 (era 1,12 la settimana precedente), segue la Toscana con 1,12, il Lazio con 1,07 e il Piemonte con 1,06. La Lombardia è a 0,92.
Il direttore per la prevenzione del Ministero Gianni Rezza ha affermato che in diverse regioni l'indice di contagio ha superato quota 1 a causa di «alcuni focolai di rilevanza più o meno grave per l'importazione di infezioni dall'estero». Una posizione che trova allineato anche il presidente del Veneto Luca Zaia.

Nuovi contagi e gli attualmente positivi

In Italia, nei primi dieci giorni di giugno si erano registrati 2.744 casi di positività al coronavirus, mentre nei primi 10 giorni di luglio sono 683 in meno, pari a 2.061.
Nel periodo dal 27 giugno al 3 luglio, in Veneto i nuovi contagi sono stati 52, mentre nella settimana successiva sono stati 55 (+3). Il 4 luglio gli attualmente positivi in tutta la regione erano 388, mentre il 10 luglio sono saliti a 394 (+6). La notizia positiva, secondo Luca Fusaro, è che ben il 95,7%, pari a 377, è in isolamento domiciliare.
In Italia continua la riduzione dei soggetti positivi al Covid-19 ricoverati in terapia intensiva: sono 65 di cui 3 in Veneto.
Passando, poi, alla valutazione del fattore di crescita media settimanale dell'epidemia, è stato registato che, nel periodo 27 giugno-3 luglio, questo fattore in Veneto era -3,16%, tra i migliori in Italia, ed indicava un'epidemia in una fase di regressione. Nella settimana del 4-10 luglio, invece, il fattore di crescita è leggermente sopra lo zero e pari a 0,15%, contro una media italiana di -1,48%.

Fattore di crescita in media settimanale-2

Tamponi diagnostici

I tamponi diagnostici sono quelli che servono a scoprire se una persona è infetta. La tabella mostra il numero di tamponi diagnostici analizzati, quelli positivi e negativi in valore assoluto e percentuale.

Tabella tamponi veneto-2

Mentre il prossimo grafico mostra la percentuale di tamponi positivi, data dal rapporto tra i nuovi contagi e le persone testate, nelle altre regioni.

Rapporto tra nuovi contagi e persone testate-2

Conclusioni

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«In seguito ai numerosi contagi di importazione l'Italia ha predisposto il divieto di ingresso per chi arriva da 13 Paesi a rischio: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Macedonia, Moldavia, Oman, Panama, Perù, Kuwait, Repubblica Domenicana. Per tutti gli altri Paesi extra Ue ed extra Shenghen resta l’obbligo di quarantena - commenta Luca Fusaro - E l'Istituto Superiore di Sanità afferma che "sebbene le misure di lockdown in Italia abbiano permesso un controllo efficace del Covid-19, persiste una trasmissione diffusa del virus che, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti. Il numero di nuovi casi di infezione rimane nel complesso contenuto. Questo avviene grazie alle attività di testing-tracing-tracking che permettono di interrompere potenziali catene di trasmissione sul nascere". I dati di questa settimana dimostrano che la battaglia è ancora lunga, ma le notizie positive sono: la continua riduzione dei contagiati ricoverati in terapia intensiva e l'alta percentuale di coloro che non richiedono cure presso le strutture sanitarie e che quindi sono in isolamento domiciliare».

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