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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca Centro storico / Via Cappello

Ricatto hard all'imprenditore, 40enne "tradita" chiede 30mila euro

Una veronese aveva deciso di passare ai fatti dal momento in cui si era sentita abbandonata dall'amante modenese: aveva filmato un loro rapporto sessuale e minacciava di farlo vedere alla moglie. E' stata arrestata

Da tempo frequentava un imprenditore modenese sposato. Si incontravano a metà tra Mirandola e Verona, a Mantova. Le cose erano andate bene fino a quando lei, diventata "l'amante ufficiale" si era sentita abbandonata e tradita dalle promesse d'amore. Così era passata ai fatti e aveva cominciato a chiedere soldi in cambio del suo silenzio all'uomo. Per rendere più "appetitosa" la sua richiesta aveva anche pensato di filmare un rapporto sessuale e masterizzare alcuni dvd. Ai sensi della legge, tuttavia, l'opera di convincimento messa in atto dalla signora, una 40enne veronese madre di due figli, si chiama "estorsione". Per questo, il gennaio scorso, era stata arrestata.

Ieri mattina è arrivata la tappa finale del processo a suo carico, in cui la ricattatrice ha patteggiato la pena di un anno e mezzo. In base alle ricostruzioni della vicenda in aula, la 40enne aveva richiesto 30mila euro. Se l'imprenditore non avesse acconsentito il video sarebbe finito davanti agli occhi della moglie. E' stato a quel punto che la vittima dell'estorsione si è deciso e si è recato dai carabinieri. La trappola è scattata in uno studio legale dove i due si erano dati appuntamento per il fantomatico passaggio dei soldi. Il blitz dei militari è scattato proprio mentre la signora stava intascando la busta. Arrestata per flagranza di reato, era finita ai domiciliari nella sua casa di Verona e rimessa in libertà due giorni dopo.

Lui non ci ha pensato due volte a chiamare le forze dell’ordine. Ha finto di ‘abboccare’ e ha dato appuntamento all’amante in uno studio legale, dove sarebbe dovuto avvenire lo scambio di denaro. Peccato che l’imprenditore si sia presentato all’ora stabilita in compagnia delle divise: una trappola, che a gennaio costò alla donna addirittura l’arresto in flagranza. Per lei il giudice delle indagini preliminari dispose gli arresti domiciliari a Verona. Fu rimessa in libertà due giorni dopo. Ieri mattina di fronte all’evidenza la donna, separata, non ha potuto che patteggiare la pena: un anno e mezzo per estorsione.

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