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Un "giardino della memoria" sull'Ortigara per chi ha perso la vita 100 anni fa

In occasione del centenario della battaglia in cui persero la vita migliaia di uomini, la sezione veronese dell'Associazione Nazionale Alpini si è recata in quei luoghi per omaggiare la memoria dei caduti

"Ti abbiamo portato la terra della tua contrada, ti abbiamo portato una manciata di terra del tuo paese". Su un altro biglietto, tra i tanti lasciati domenica mattina su quella montagna, c'era scritto: "Questa è la terra del nonno Balde, riposa in pace Luigi". La voce del presidente sezionale dell'Associazione Nazionale Alpini, Luciano Bertagnoli trema ancora per l'emozione. Domenica 9 luglio, alla guida delle 'sue' Penne Nere è salito in cima all'Ortigara per il tradizionale pellegrinaggio nazionale. Nessuno dei 200 gruppi ha voluto mancare all'appuntamento: una partecipazione commovente.

Una ricorrenza che quest'anno ha avuto un sapore tutto particolare per gli alpini veronesi. E non solo per il fatto che si trattava del Centenario della tragica battaglia costata la vita a qualcosa come più di 25mila uomini tra le fila italiane ed oltre 8mila tra quelle austro-ungariche tra morti, dispersi e feriti; ma anche e soprattutto per l'inedita iniziativa che la sezione scaligera ha voluto realizzare per commemorare al meglio l'evento: il giardino della memoria. Accanto alla chiesetta delle Lozze, sono stati deposti piccoli pugni di terra che le Penne Nere veronesi hanno raccolto nei mesi scorsi nei paesi d'origine delle vittime di quella battaglia tragica, grazie al lavoro certosino del Centro Studi della sezione.
E lì, nel giardino, il presidente Bertagnoli ha seminato il fiore più significativo, un 'non ti scordar di me'. Fiore che cresce e si mantiene da solo, con il contributo dei tanti caduti in quel piccolo lembo di terra tra le rocce. "Abbiamo portato la speranza della pace - ha detto Bertagnoli -. Dopo cento anni siamo saliti sull'Ortigara con questa precisa volontà, abbiamo dimostrato che l'umanità esiste ancora". Una 'risposta all'appello' che ha entusiasmato anche il consigliere nazionale Alfonsino Ercole (già presidente sezionale), recentemente nominato vice presidente nazionale dell'ANA: "Noi alpini amiamo dire che un popolo che non ha il dono del ricordo è un popolo che non può averne futuro. Se poi il ricordo è impreziosito da riferimenti e gesta che hanno segnato in modo indelebile ed eroico la nostra storia patria, come l’epica battaglia dell’Ortigara, allora la motivazione  per onorare i nostri morti, alpini e non alpini, diventa pregnante e ci fa comprendere il perché della massiccia presenza di alpini su quella montagna sacra domenica scorsa. È motivo di meritato orgoglio per la famiglia alpina veronese essere stata protagonista assoluta alla grande manifestazione di domenica".

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Anziani che arrancavano sulla salita sotto il sole cocente, ragazzi che seguivano i passi dei genitori, ma anche bambini. "Una partecipazione così numerosa e calorosa non si era mai vista - ha proseguito il presidente sezionale Bertagnoli -. Avevamo richiesto con tanta forza un'adesione massiccia e la risposta è stata fantastica". Una testimonianza della collaborazione e della condivisione d'intenti tra i 200 gruppi veronesi che vantano oltre 20mila soci tra le province di Verona e Mantova. Spirito elogiato anche dai vertici nazionali dell'associazione, come ha ricordato il vice presidente nazionale Ercole: "Un bravo di cuore al presidente Luciano Bertagnoli e a tutto il consiglio sezionale che hanno saputo realizzare l’irripetibile sogno, diventato realtà, di portare lassù la totalità dei nostri gagliardetti, cui hanno fatto corona le molte centinaia di alpini ed amici degli alpini veronesi e mantovani.
L’associazione tutta, presidente nazionale Sebastiano Favero in testa, ha espresso vivo apprezzamento per questa unanime partecipazione della sezione ANA Verona alla commemorazione del Centenario della battaglia dell'Ortigara - ha detto -. E dal cielo di Cantore hanno sorriso compiaciuti ed orgogliosi i nostri morti, in primis gli indimenticabili 'Don Bepo' (monsignor Giuseppe  Gonzato), Don Giulio Bevilacqua (divenuto poi Cardinale), Giuseppe Cinetto e la sua 'Madonna degli alpini' che vigila con amore su una pagina mai dimenticata della nostra storia alpina veronese".

Parole condivise anche dalle Penne Nere veronesi presenti alla giornata: "È stato qualcosa di memorabile - ha scritto una di loro -. Gli alpini della mia zona si sono aiutati a vicenda per arrivare in cima e per chi non ce l'ha fatta, abbiamo fatto in modo che il gagliardetto arrivasse comunque in vetta". "Lacrime d'alpino. Ho visto, guardato e provato ma mai come oggi ho osservato lacrime di un alpino. Perché un alpino , prima di tutto, è un uomo, sangue e sentimento. Lacrime d'alpino, oggi e allora, di quel ragazzo che riposa sotto il larice secco del bosco, di tutte le mamme che hanno aspettato, delle anime che ancora vagano. E chi non dimentica".

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