Cronaca Villafranca di Verona / Viale Postumia

Allevamento irregolare a Villafranca: il problema dei bovini di origine sconosciuta

Il maxi sequestro di capi di bestiame avvenuto lunedì 13 luglio ha messo in luce l'annosa questione dei controlli sulla filiera delle carni. Le proposte di D'Arienzo per arginare il problema

Sono ben 47 i bovini posti sotto sequestro dalla polizia provinciale di Verona dopo uno sopralluogo in un allevamento di Villafranca. I capi di bestiame erano privi delle apposite marche auricolari identificative che permettono di risalire all'origine degli animali. Sulla vicenda è intervenuto anche il deputato Vincenzo D'Arienzo del Partito Democratico, che nel 2013 aveva sollevato a Montecitorio il problema del tracciamento della filiera delle carni.

Sulle pagine de L'Arena, il parlamentare veronese dichiara: "Per contrastare il fenomeno del mercato illecito di bovini vivi e delle loro carni è necessario applicare il Reverse charge, in modo che l'Iva non sia pagata dall'intermediario, ma dall'acquirente finale. L'intermediario italiano gode di un regime speciale di Iva e acquista direttamente dal fornitore europeo i capi. Poiché l'Iva non è per lui detraibile deve versarla. L'esperienza dice che la frode consiste nel non versarla e, pertanto, quell'intermediario vende i capi a prezzi inferiori in concorrenza sleale e danneggiando gli onesti". Per D'Arienzo, il non utilizzo della marca auricolare sarebbe una diretta conseguenza di questo tipo di frode. Continua il deputato su L'Arena: "Con il reverse charge, ovvero l'inversione contabile, questo non accadrebbe, perché il sistema agisce a valle, non a monte, applicando l'Iva all'anello finale e non lascerebbe in mano a un intermediario disonesto l'imposta. Il quale, togliendogli l'occasione di lucro, non avrebbe più interesse a frodare". D'Arienzo conclude affermando che le frodi avvengono quando "il commerciante, se assume la funzione di impresa cartiera (che acquista il bene e fa sparire le carte), pur ricevendo la fattura comunitaria ed emettendo la fattura all'allevatore acquirente, non versa l'Iva; l'inversione contabile non lascerebbe in mano al commerciante cartiera l'imposta. Con tale meccanismo, infatti, quest'ultimo emette fattura senza Iva e quindi non può truffare lo Stato in quanto non viene in possesso dell'imposta. L'acquirente agricoltore riceve quindi una fattura italiana senza Iva e la applica secondo la procedura. Nella provincia di Verona, gli allevatori sono tanti. Fatti come quello di Villafranca li danneggiano, sia economicamente sia come immagine. I bovini del mercato nero, inoltre, non sono controllati. Ne va della nostra salute. Auspico che presto possa esserci la decisione. La tutela dei nostri allevatori onesti è un dovere, considerata l'importanza di questo comparto economico".

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