Cronaca Albaredo d'Adige / Via Teiolo

Albaredo. L'omicidia è stato "lucido e freddo" nel raccontare come ha ucciso

"Nessuna emozione era presente nei suoi occhi, nessun cenno di pentimento, è rimasto estramemente freddo per tutto il tempo", queste le parole del comandante provinciale dei Carabinieri di Verona, colonello Pietro Oresta sulla confessione di Andrei Filip

"Ho tagliato la testa a mia madre", con queste parole Andrei Filip ha iniziato la propria confessione ai carabinieri, raccontando loro come ha ucciso la madre Mirela Balan, che avrebbe compiuto 41 anni il 23 febbraio e la sorellastra Larisa Elena, che in aprile ne avrebbe compiuti 12.

"I particolari riferiti dal ragazzo sono terrificanti", così il comandante provinciale dei Carabinieri di Verona, colonello Pietro Oresta, riferendosi al racconto dato dal ragazzo sul come abbia fatto a pezzi i corpi delle due vittime. Alla conferenza stampa erano presenti anche il capitano di Legnago Lucio De Angelis, il luogotenente Mauro Tenani, il maresciallo capo Roberto Zanoli, il maresciallo maggiore Michele Riefoli e il brigadiere Giovanni Siechi.

Il colonello Oresta poi ha proseguito nel racconto dell'interrogatorio descrivendo come il ragazzo sia "stato lucido e freddo nell'ammettere le sue responsabilità, come stesse raccontando un fatto commesso da altri. Nessuna emozione era presente nei suoi occhi, nessun cenno di pentimento, è rimasto estramemente freddo per tutto il tempo. Le uniche cose che ha chiesto durante il lungo interrogatorio in caserma sono state una sigaretta e di andare al bagno".

Nessun rimorso quindi per il ragazzo, che ha ucciso la madre che lavorava come bandante di un anziano di Ronco all'Adige e che si trovava in Italia da una decina d'anni. Nessun rimorso neppure per l'assassinio della sorella, la cui unica colpa è stata quella di trovarsi in casa al momento del raptus. La prima ammazzata brutalmente tagliandole la gola con un coltello dopo l'ennesimo litigio tra i due, mentre la seconda soffocata a mani nude strangolandola dinanzi al corpo riverso a terra e senza vita della madre.

L'ufficiale dell'Arma poi ha raccontato come il ragazzo abbia provato a fornire una falsa descrizione degli eventi raccontando però "cose non credibili e dando segni di nervosismo. Prima di andare dal padre in Romania e dopo essersi liberato dei corpi delle vittime, ha preso la borsetta della madre e l’ha gettata nell’Adige per cercare di depistare le indagini".

Infine il colonnello Oresta ha elogiato l'operato dei suoi uomini: "Un contributo fondamentale alle indagini è stato dato dal comandante della stazione dei Carabinieri di Ronco all’Adige, maresciallo Michele Riefoli, con il brigadiere Sechi e con il Reparto Operativo e l’Aliquota del Nucleo radiomobile della Compagnia di Legnago, con il maresciallo Zanoli e il luototenente Tenani". 

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