Team manager del Chievo aggredito: ultras scovati. Daspo fino a 8 anni

Era il 5 maggio dello scorso anno, quando 7 tifosi clivensi fece irruzione all'Hotel Veronello dove era in programma un allenamento a porte chiuse del club della diga, per avere un faccia a faccia con la squadra

Marco Pacione - Foto Chievoverona.it

Si è definitivamente conclusa l'indagine avviata il 5 maggio dello scorso anno dopo la brutale aggressione al team manager del Chievo Verona, Marco Pacione, consumata all’interno del centro sportivo situato a Calmasino di Bardolino.

Quella mattina il personale della Digos della Questura di Verona è intervenuto all'Hotel Veronello, dove 7 tifosi appartenenti al gruppo ultras Gate Seven, nonostante gli inviti del custode a desistere, si sono introdotti all’interno della proprietà privata dove era in corso un allenamento programmato a porte chiuse per cercare un faccia a faccia con i giocatori, visti i pessimi risultati della squadra in quel delicato momento della stagione.
Come riporta la Polizia di Stato però, è bastato davvero poco per passare dalle parole ai fatti: il team manager Pacione, intervenuto per sedare gli animi, è stato aggredito da due dei sette giovani, venendo colpito da violenti pugni e calci al torace e alla testa, che gli sono costati il trauma cranico facciale e la frattura costale, con una iniziale prognosi di 20 giorni. Inoltre, mentre i due si accanivano sull'uomo, gli altri avrebbero assistito all'azione senza dissociarsi, proferendo invece insulti di vario genere.
Ne è nato così un parapiglia e, solo con l’aiuto di altri dipendenti del centro sportivo, a fatica, i sette alla fine sono stati allontanati.

02.02.2019 - Digos - Aggressione al Team Manager del Chievo Verona-2

La visione delle immagini registrate dalla telecamera del centro sportivo, nonché le preziose e meticolose descrizioni fornite dalla parte offesa e da chi aveva assistito al pestaggio, combinate al patrimonio informativo e alle tecniche d’indagine, hanno consentito agli agenti della Digos (che ogni fine settimana monitorano la parte più "calda" della tifoseria del Chievo Verona) di identificare i due aggressori materiali. Successivamente, dopo la visione delle immagini di varie partite disputate al Bentegodi, sono stati individuati anche gli altri cinque che, avendo costretto il custode del centro sportivo a subire la loro illecita introduzione in un’area riservata, hanno concorso nel reato di violenza privata.

La meticolosa ed accurata attività d’indagine, sapientemente coordinata dal Sostituto Procuratore Elisabetta Labate, ha quindi portato al rinvio a giudizio dei 7 tifosi del Chievo Verona. Poi, nel corso degli interrogatori delegati dal Pm, i sette hanno ammesso le loro responsabilità sui fatti.
Contemporaneamente è stato avviato il procedimento amministrativo per inibire loro, in futuro, l’accesso agli stadi nel corso di manifestazioni sportive: nei confronti due aggressori, noti ultras del “Gate 7”, già gravati da precedenti di polizia specifici, nonché colpiti da Daspo ancora in atto all’epoca dei fatti, il Questore di Verona Ivana Petricca ha emesso un nuovo Daspo della durata di 8 anni con obbligo di firma.
Degli altri cinque, a due di loro, gravati da precedenti specifici, è stato comminato un provvedimento della durata di 5 anni con obbligo di firma; agli altri 3, un daspo della durata di un anno.

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Al termine del girone di andata del campionato di calcio di serie A 2018/2019, sono stati inoltre denunciati 2 tifosi ospiti, uno juventino e uno dell’Udinese, per possesso ed utilizzo di materiale pirotecnico, nonché un tifoso atalantino per danneggiamento di un’auto in sosta.
Anche nei loro confronti è stato avviato il procedimento amministrativo per inibire loro, in futuro, l’accesso negli impianti ove si svolgono manifestazioni sportive.

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