Aggressione in carcere, Sboarina solidale. La direttrice esclude fondamentalismo

Non si tratterebbe di un'aggressione in nome di Allah secondo quanto riferito dalla direttrice del carcere di Montorio Maria Grazia Bregoli, mentre arriva la solidarietà alle guardie carcerarie da parte del primo cittadino di Verona

La recente aggressione avvenuta ai danni di guardie carcerarie all'interno del penitenziario veronese di Montorio ha inevitabilmente scatenato una serie di reazioni anche politiche. Sull'episodio dopo i sindacati sono intervenuti esponenti del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico, chiedendo maggiore sicurezza per il personale delle carceri e denunciando l'accaduto come "fatto gravissimo".

Lo stesso sindaco di Verona Federico Sboarina, il quale proprio sul tema della sicurezza aveva spinto molto durante la campagna elettorale, non si è sottratto al tema ed ha fatto sapere di essere subito entrato in contatto con la direttrice del carcere Maria Grazia Bregoli per verificare personalmente l'accaduto.

"Ho contattato la direttrice della Casa circondariale di Montorio, Maria Grazia Bregoli,  - spiega il primo cittadino scaligero - per comunicarle la mia solidarietà e la vicinanza della città agli agenti della polizia penitenziaria, per i difficili momenti che stanno vivendo. Inoltre ho comunicato alla direttrice Bregoli la volontà, in accordo con l’assessore alla Sicurezza Daniele Polato, di sostenere quanto più possibile le loro attività e esigenze".

Nell'immediato in merito all'episodio si era parlato di "fondamentalismo religioso" quale movente scatenante il gesto di violenza, ma in una serie di dichiarazioni rilasciate da parte della stessa Maria Grazia Bregoli durante un'intervista pubblicata oggi da L'Arena, l'ipotesi è stata seccamente smentita.

La direttrice del carcere, infatti, ha descritto la situazione in termini molto diversi da quanto fatto dai sindacati. Non sarebbe la religione nella sua deriva islamista la causa scatenante l'aggressione, bensì problematiche molto più ordinarie e, in carcere, pressoché quotidiane. In particolare il detenuto autore dell'aggressione, ha spiegato Bregoli, avrebbe compiuto il gesto in quanto esasperato dalla sua condizione di prigioniero e desideroso di poter svolgere un'attività lavorativa. Ipotesi già molto difficile prima e oramai, dopo l'avvenuto episodio, di fatto totalmente irrealizzabile.  

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