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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Agenti positivi alla Tbc: "Si rischia la rivolta in carcere"

Quattro poliziotti sottoposti allo screening iniziale. I focolai derivano da tre detenuti africani

Rischia di trasformarsi in una vera epidemia il focolaio di Tbc riscontrato ieri al carcere di Montorio Veronese. Tre casi conclamati tra i detenuti e quattro agenti, risultati positivi allo screening iniziale, hanno messo in allarme il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e le varie sigle sindacali che da tempo denunciano i tagli di personale ed equipaggiamento disposti dal governo. Ieri una nota del segretario Uil Eugenio Sarno aveva spiegato che “alcune unità di polizia penitenziaria, in servizio alla casa circondariale di Verona Montorio, si stanno sottoponendo ad accertamenti clinici”. Le ipotesi di ieri sono state confermate e quattro agenti sono risultati positivi ai controlli di screening. Una situazione che rischia di esplodere negli spazi angusti del carcere e che si potrebbe trasformare in vera e propria epidemia di tubercolosi.

“Il carcere sta diventando una bomba ad orologeria- spiega Mauro Cirelli, segretario regionale della Uil che, giunto da Como pochi giorni fa, è stato catapultato nella gravosa vicenda di Montorio-. Siamo ridotti all’osso. Spese non ne possiamo fare. Ci mancano gli equipaggiamenti di protezione personale e non riusciamo a far fronte nemmeno alle pulizie generiche. I tagli del Ministero non ci permettono di avere mascherine e guanti di lattice. In più siamo sotto organico di quasi 200 agenti. Attualmente abbiamo 280 poliziotti. Ne servirebbero 407”. In carcere a Montorio, le ultime ore sono state critiche. Due risse consecutive, a un giorno di distanza l’una dall’altra, hanno coinvolto due detenuti, sei agenti e un medico di base. “Si sta raggiungendo un limite- continua Cirelli-. I detenuti si vedono ammassati in quattro in una sola cella di qualche metro quadro. E gli arrivi di nuovi ‘ospiti’ certo non diminuisce. Anche un singolo caso di Tbc, in queste situazioni, è allarmante”.


Tre sono i casi di Tbc, rilevati ieri e oggi confermati, che hanno coinvolto detenuti di origine africana che, assieme a quelli provenienti dall’Est Europa, sarebbero i più a rischio. “E’ certo che in quelle aree non vengano considerate le più elementari norme di profilassi in ambito di Tbc- spiega il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini-. Mi ero occupata del problema già nel mio ruolo di assessore alla Sanità regionale e avevo avviato la possibilità di ampliare le indagini e mettere in cima alla lista persone provenienti dalle zone considerate più a rischio. Ulteriore attenzione è stata riservata a badanti ed infermiere che, nel proprio quotidiano, avevano numerosi contatti con persone fragili come bambini e anziani”.

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