Affi. Il più grande bunker antiatomico d’Europa, può diventare un'attrazione turstica

È Mattia Fantinati del Movimento 5 Stelle a lanciare l'interrogazione parlamentare per riqualificare il rifugio West Star, che dal 2010 non viene più utilizzato per scopi militari

Il Monte Moscal di Affi nasconde il più grande bunker antiatomico d’Europa: dichiarata nel 2008 Infrastruttura non Attiva (Ina), potrebbe diventare un nuovo punto attrattivo turistico. Questo almeno è il senso dell'interrogazione parlamentare presentata dall'Onorevole del Movimento 5 Stelle Mattia Fantinati. 
Il bunker, denomianto "West Star", attualmente è di proprietà del V Reparto infrastrutture dell'Esercito romano ed è stato realizzato negli anni della Guerra Fredda. È una struttura di 13 mila metri quadrati, suddivisi in due piani più l'interrato che conteneva cavi e sistemi di comunicazione. Poteva ospitare fino a 500 persone in oltre 110 stanze, con tre ingressi ed una galleria di accesso.
Costituiva il comando delle forze operative terrestri della NATO nel sud Europa in caso di guerra, nonché la sala operativa della V APAF dell'Aeronautica della NATO per la difesa aerea, la cui sede si trovava e si trova presso l'Aeroporto Dal Molin di Vicenza.

IL BUNKER NEGLI ANNI - La base è rimasta attiva dal 1966 al 2007 quando fu ceduta dalla Nato al Ministero della difesa, ancora funzionante. L'uso militare del bunker, però, fu abbandonato nel 2010, dopo il sopralluogo dell'allora Ministro della difesa, che confermò la proposta dei vertici militari di dismettere la base.
Dal 2010, dunque, "West Star" perse interesse per i militari, ma continuò ad essere video-sorvegliato e con gli impianti di aerazione funzionanti al minimo con la cessione al Ministero della difesa, la custodia del sito antiatomico è stata affidata al 5° reparto infrastrutture (sezione distaccata di Verona).
Nel 2010, la finanziaria regionale autorizzava il Veneto a stipulare una convenzione con il Ministero della difesa per un progetto di valorizzazione turistica e culturale del rifugio antiatomico, per cui furono stanziati 100 mila euro l'anno per tre anni, fino al 2012, ipotizzando la creazione di un museo sulla Guerra Fredda, per scongiurare, così, le voci che individuavano la struttura come sito per lo stoccaggio di scorie radioattive.

SITUAZIONE IN DECLINO DAL 2013 - Di recente, una pubblicazione a carattere locale, ha riferito di un'esplosione, avvenuta nel 2013, all'interno di "West Star": "manca la luce dal 2013, quando, secondo fonti militari, scoppiarono dei grossi fusibili dell'impianto elettrico: l'esplosione fu accompagnata da una grande boato ed avvenne mentre all'interno si trovavano alcuni dipendenti della Difesa addetti al controllo, che pensarono ad un terremoto ed ebbero l'impressione che il monte Moscal stesse collassando. Persero persino l'orientamento e riuscirono ad uscire incolumi con le torce dei loro cellulari, ma presero un gran spavento. Da allora la base non ha più ricevuto la corrente elettrica ed è stata trasformata in “Infrastruttura Non Attiva” (Ina). Nell'estate del 2015 ci sono stati degli atti di vandalismo al suo interno e così, da settembre, lo Stato Maggiore non rilascia più autorizzazioni per visite all'ex base Nato".

L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE - A distanza di otto anni dalla dismissione delle attività militari, non se ne conosce ancora il suo destino considerando che si tratta di un sito di grande rilevanza storica, quali iniziative di competenza intendano adottare per riqualificare il rifugio anti-atomico a fini espositivi e renderlo una meta turistica visitabile.

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