Abusi sessuali su minori, 9 religiosi indagati: tra loro anche un veronese

L'inchiesta della Procura di Prato riguarda fatti che si sarebbero consumati nell’ex comunità ‘Discepoli dell’Annunciazione’, fondata dal 73enne don Giglio Gilioli e finito a sua volta sotto la lente degli investigatori

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C'è anche un sacerdote veronese tra i nove religiosi sospettati di abusi sessuali di gruppo a Prato: si tratta di don Giglio Gilioli, 73 anni, trasferitosi da oltre 10 anni nel comune toscano. 
Come riporta il quotidiano La Nazione, la procura locale ha aperto un'inchiesta che coinvolge cinque sacerdoti, un frate e altrei tre religiosi dell’ex comunità ‘Discepoli dell’Annunciazione’ (fondata proprio dal veronese), soppressa a dicembre con decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede, per una serie di problemi. Alla base dell'accusa ci sono i presunti abusi subiti da due fratelli, minorenni all'epoca dei fatti, fra le mura delle sedi di Prato e di Calomini (Lucca) dell'ex comunità religiosa. 

L'indagine dunque avrebbe preso il via dalle dichiarazioni rilasciate dai due fratelli anni dopo le presunte violenze, ma anche da altre persone ascoltate dalla Squadra Mobile della questura di Prato. L'inizio della vicenda risale al giugno dello scorso anno, quando a monsignore Franco Agostinelli, al tempo vescovo di Prato, era stata presentata una denuncia da parte di un giovane il quale raccontava che diversi anni prima, quando ancora non era maggiorenne, aveva subìto abusi sessuali e psicologici all’interno della comunità precedentemente citata. 
Il religioso aveva dato immediatamente comunicazione della notizia alla Congregazione per la Dottrina della Fede, la quale nel settembre scorso aveva disposto la celebrazione di un processo amministrativo penale. Il vescovo attuale aveva così immediatamente provveduto all'apertura del procedimento - tuttora in corso - secondo le norme del diritto canonico. Senza attenderne le conclusioni, il vescovo diocesano si era recato lo scorso dicembre, di propria spontanea iniziativa presso la Procura della Repubblica di Prato. Il denunciante, fin da subito, è stato accolto e ascoltato. 

Qualche settimane fa la Diocesi aveva dato notizia della soppressione, voluta dalla Santa Sede, della comunità religiosa: questo provvedimento, assunto dalla Congregazione vaticana per la vita religiosa prima e indipendentemente dell'avvio del procedimento penale canonico e delle indagini da parte della Procura pratese, è basato, come già reso noto, "su gravi mancanze riguardanti il carisma e lo svolgimento della vita religiosa all'interno della comunità, oltre che dal venir meno degli aderenti".

Dopo la diffusione della notizia, il vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, ha espresso con una nota "piena fiducia nella magistratura, offrendo agli inquirenti la fattiva collaborazione della Diocesi". "Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese", sottolinea il comunicato diffuso dalla Curia. Lo stesso vescovo lo scorso dicembre si era recato, di propria iniziativa, in Procura per riferire suoi fatti a sua conoscenza dopo le denunce presentate alla Diocesi nei mesi scorsi.

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Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire - afferma monsignor Nerbini - che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini.

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