Il cavallo come “medicina” per gli adolescenti che abusano di smartphone

Fondazione Fevoss premia a Fieracavalli le migliori tesi sugli interventi assistiti con gli equini

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Un’esperienza di psicoterapia equino-assistita su un’adolescente. Un monitoraggio biochimico per capire cosa si scatena, nell’organismo di un ragazzo, in seguito alle interazioni con un equino. Il cavallo protagonista delle attività per risocializzare i giovani detenuti. Sono le tre tesi vincitrici del Premio Carla Guglielmi, bandito dalla Fondazione Fevoss Santa Toscana, che per la seconda volta ha scelto il palcoscenico di Fieracavalli per la consegna dei premi per le migliori tesi di laurea o di dottorato a livello nazionale aventi come tema la terapia effettuata avvalendosi del cavallo per migliorare lo stato di salute psicofisica di una persona, soprattutto se si tratta di un adolescente con problematiche caratteriali e di socializzazione determinate anche dall’abuso di tecnologie informatiche. 

La passione educativa verso i giovani in difficoltà e la straordinaria relazione tra uomo e cavallo erano infatti il “mantra” di Carla Guglielmi, stimata docente di Lettere dell’istituto tecnico Pasoli di Verona scomparsa alla fine del 2016.

Il primo premio, di 1.500 euro, è andato ad Alba Rusconi, con la tesi del master di primo livello conseguito alla facoltà di Scienze della Formazione dell’università Cattolica di Milano, dal titolo: «Sono al tuo fianco:  Un’esperienza di Psicoterapia Equino – Assistita in Italia», sul caso di una adolescente normodotata con una serie di problemi socio-relazionali di difficile soluzione con le terapie psicologiche e psicoterapeutiche classiche, che ha trovato invece grandebeneficio nel rapporto con il cavallo. La stessa alienazione e perdita di empatia che si registra sempre più tra gli adolescenti che fanno scorpacciate quotidiane di tecnologia. «Con la guida e mediazione dei cavalli diventa invece possibile recuperare quella capacità di provare emozioni, di esprimere sentimenti e manifestare affettività», scrivel’autrice.

Un premio, pari a 500 euro, è andato anche ad Annapaola Vesco, per «Le “redini” del cortisolo - Monitoraggio biochimico a seguito di interazioni uomo-equino», tesi della sua laurea triennale in Psicologia dell’educazione conseguita allo Iusve, Istituto Universitario Salesiano di Venezia, un lavoro sperimentale sugli interventi con il cavallorivolti a ragazzi tra i 6 e i 13 anni che ha dimostrato «che le attività non agonistiche a cavallo favoriscono l’abbassamento dei livelli di cortisolo, particolare ormone deputato al controllo dello stress». Lo stesso cortisolo che il nostro corpo produce - è stato dimostrato - anche quando trascorriamo tanto tempo su Facebook o Instagram, scorrendo annoiati la timeline alla ricerca di qualcosa che ci interessi.

Riconoscimento di 500 euro anche per Erika Raggi, per «Attività riabilitative in area penale: lo stabilirsi direlazioni interspeucifiche come base per la risocializzazione dei detenuti», tesi conseguita all’università Cattolica di Milano, al corso di laurea in Psicologia clinica e Promozione della Salute. 

«Un lavoro dal grande valore umano espessore scientifico» secondo la giuria, composta da medici, veterinari e docenti universitari. I detenuti, spiega Raggi, proprio come gli adolescenti «tendono a rifugiarsi in un isolamento relazionale. E per gli individui emotivamente emarginati «la costruzione di una relazione tra uomo e cavallo», tanto più in un luogo protetto come la scuderia, «ha consentito una rieducazione alle dinamiche che caratterizzano anche le relazioni umane».

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