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Siccità: il Consorzio di Bonifica veronese continua la conversione degli impianti d'irrigazione

Le zone della media e bassa pianura veronese, dall'Alto Tartaro alle Valli di Gazzo Veronese sino a Castagnaro, soffrono di una cronica carenza d'acqua, la soluzione può venire dalle tecnologie a pressione.

L'anticiclone africano non dà tregua e la pianura veronese è a secco. Le zone della media e bassa pianura veronese, dall'Alto Tartaro alle Valli di Gazzo Veronese sino a Castagnaro, soffrono della cronica carenza d'acqua dovuta alla sfortunata posizione di periferia. Si trovano alle estremità più a sud della rete irrigua: ricevono, quindi, l'acqua che non è stata utilizzata dai terreni più a nord. Nelle colline e nell'alta pianura è sempre maggiore il ricorso a sistemi di irrigazione in pressione, che impiegano quantità d'acqua fino a cinque volte minori rispetto al tradizionale sistema a scorrimento. Il che garantisce una riserva disponibile per i terreni dall'Alto Tartaro a Castagnaro, ma non è sufficiente.

“La progressiva conversione degli impianti richiede anni e quindi la scarsità d'acqua nelle aree meridionali del comprensorio si ripropone ogni estate – afferma il Presidente del Consorzio di Bonifica Veronese, Antonio Tomezzoli – anche se in misura sempre minore. Su quasi 32mila ettari di terreno serviti dalla rete di canali del Consorzio, 8300 sono serviti da impianti a pressione. Abbiamo investito 12 milioni di euro negli ultimi dieci anni e abbiamo progetti per altri 5mila ettari di terreno, in attesa di approvazione e finanziamento. Per rispondere a due esigenze: quella di razionalizzare l'impiego dell'acqua, che è una risorsa scarsa, e quella di seguire le indicazioni della Comunità Economica Europea che ha esplicitamente previsto questi interventi nel Piano di Sviluppo Rurale”. Perché consentono di risparmiare acqua, dato che l'acqua viene distribuita in pressione attraverso tubature di gomma forate. Collegando l'impianto ad un computer si può automatizzare completamente l'irrigazione. Integrandola, anche, con i trattamenti agronomici”. La conversione degli impianti è costata, fino ad ora, 8mila euro all'ettaro, grazie ai finanziamenti del Ministero dell'Agricoltura, della Regione e della Comunità Europea. Contributi erogati in quanto sono progetti volti a contenere il fabbisogno d'acqua. Il Consorzio cura la parte collettiva della rete, portando tubi e acqua fino all'ingresso delle reti aziendali.

“Gli agricoltori – spiega il Direttore generale del Consorzio, Roberto Bin – provvedono poi a dotare i terreni di un impianto aziendale che costa dai 500 e i 1000 euro ad ettaro. A questo costo di avviamento va aggiunto un aumento del costo dell'acqua da 150 euro a 200 ad ettaro. Aumento dovuto al maggior fabbisogno di energia elettrica”. Il Consorzio vi fa fronte con mini-centrali idroelettriche che sfruttano i salti d'acqua della rete e con impianti fotovoltaici, per contenere l'impatto ambientale e i costi di produzione. Costi che sono ammortizzati dal risparmio di ore uomo e dal minor numero di trattamenti agronomici richiesti. “Ci rendiamo conto – conclude Bin - dell'impegno finanziario richiesto, per questo anticipiamo noi il fabbisogno necessario, prevedendo un piano di rientro decennale a tassi agevolati. Così facendo, lasciamo più acqua a chi ne ha bisogno, le aree dell'Alto Tartaro fino alle valli di Gazzo Veronese richiedono sempre maggiori quantità d'acqua per lo sviluppo delle risaie e delle altre colture di pregio”. Negli ultimi anni, il Consorzio ha convertito i sistemi di irrigazione nelle aree di Sandrà, Castelnuovo del Garda, Lazise, Sommacampagna, Valeggio sul Mincio e Verona. Per i prossimi due anni, sono in attesa di approvazione e finanziamento, progetti di conversione di 5mila ettari di terreno nei Comuni di Verona, Bussolengo, Sona, Villafranca, Sommacampagna, Oppeano, Villabartolomea e Castagnaro.

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