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Giovedì, 20 Gennaio 2022
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Zhara Popal, soldatessa afgana salvata a Verona: «I talebani sono peggiorati»

La donna è stata ospite della prima commissione del consiglio comunale ed ha raccontato la sua esperienza. «Il 99% del popolo afgano non ha da mangiare. La situazione è disperata e solo l’1% delle notizie viene mostrato all’Occidente»

Oggi, 13 dicembre, la commissione prima del consiglio comunale di Verona, quella in cui si approfondiscono tematiche legate alla sicurezza, ha avuto come ospite Zhara Popal, la "soldato Jane" afghana scappata dal suo Paese perché minacciata dai talebani. Presenti con lei anche i protagonisti di questa cordata di solidarietà: i giornalisti Fausto Biloslavo e Alessandra Vaccari, don Renzo Zocca dell'associazione L'Ancora, l'assessore ai servizi sociali Maria Daniela Maellare e Vito Comencini, deputato e consigliere comunale che ha permesso il trasferimento di Zhara e della sua famiglia a Verona.
Il presidente della commissione Andrea Bacciga ha raccontato che lo scorso 25 ottobre si è recato con l'onorevole Comencini a Milano per portare con un taxi privato la soldatessa a Verona assieme ai due figli minorenni e al marito. E nel lasciare la parola a Zhara, ha ricordato l’importanza di un aiuto concreto a chi scappa da morte certa a causa di un regime dittatoriale e sanguinario come quello talebano.

«Prima dell'arrivo dei talebani ero al vertice del comando di genere dell’esercito afghano ad Herat, che collaborava con le truppe italiane - ha raccontato Zhara - Quando si sono nuovamente insediati sapevo che io e marito eravamo nella loro lista e che ci avrebbero ucciso. Un giorno, mentre eravamo alla base militare il mio comandante venne da me e mi disse di andare a casa con mio marito perché la situazione si stava facendo difficile. Con i miei fratelli, anche loro militari, me ne sono andata e con me c’era anche la mia bambina di pochi mesi. Durante il tragitto, i talebani ci hanno attaccato; un razzo ha colpito di striscio il nostro mezzo, e mi sono ritrovata a dover nascondere mi figlia sotto i sedili dell’auto e ad affrontare i talebani. Per fortuna siamo riusciti a scappare e a tornare in caserma, da dove, con un volo militare, siamo stati portati a Kabul. Nella capitale regnavano il caos, la paura e la sofferenza e per una settimana non abbiamo mangiato nulla. Con noi non c’era il nostro primogenito, che ci avrebbe raggiunto successivamente. Tramite un’amica ho conosciuto il giornalista Biloslavo e grazie a lui sono poi riuscita ad arrivare qui a Verona. Oggi il 99% del popolo afgano non ha da mangiare. La situazione è disperata e solo l’1% delle notizie viene mostrato all’Occidente. In questo preciso momento sicuramente i talebani staranno facendo rastrellamenti casa per casa per cercare persone affiliate al governo precedente. I talebani non sono cambiati, anzi sono peggiorati».
«Dopo la presa dei talebani, la situazione a Kabul era ed è estremamente drammatica - ha spiegato Biloslavo - Come inviato di guerra ero presente nel Paese anche durante l’evacuazione dei contingenti occidentali, finita in un bagno di sangue con un terrorista dell’Isis che si era fatto saltare in aria. Successivamente sono tornato e ho visto che molti collaboratori dell’esercito italiano erano e sono ancora là. Abbiamo creato una sorta di piccola Schindler’s list per salvarli. E prima della lista c’era proprio Zhara, ricercata in tutto il Paese. La lista è composta soprattutto da donne: mogli e figlie di collaboratori fatti sparire dai talebani e anche una giornalista. Si tratta di persone che rischiano la vita e hanno urgenza di essere portate via dall’Afghanistan. Casi urgenti e immediati perché rischiano la vita».
Vaccari ha sottolineato il ruolo fondamentale di don Zocca nel salvataggio di Zhara, che non sarebbe potuta uscire dal Paese senza una lettera di invito da parte di chi avrebbe garantito la permanenza e il sostentamento a Verona suo e della sua famiglia. «C’è più gioia nel dare che nel ricevere», ha commentato don Zocca.
L’assessore Maellare ha evidenziato il ruolo di «Iciss, gli istituti Civici di Servizio Sociale che hanno messo a disposizione gli alloggi per Zhara e la sua famiglia al suo arrivo a Verona: c’è una rete organizzata di enti e istituzioni che gira intorno ai bisogni della città e che ci consente di dare risposte. Ora, anche con gli assistenti sociali, stiamo lavorando affinché sia possibile dare una collocazione definitiva alla famiglia, per una nuova normalità in un contesto di integrazione e per permettere al primogenito di frequentare la scuola».
«Con grande orgoglio oggi in questa commissione abbiamo ascoltato come si sia messa in moto la macchina di solidarietà di Verona, città dell’accoglienza, un esempio per l’Italia, nei confronti di chi ha davvero bisogno, come la famiglia di Zhara - ha concluso Comencini - Un plauso ai giornalisti coraggiosi che spesso, anche in maniera silenziosa, operano in situazioni di pericolo in giro per il mondo. Non dimentichiamo anche i nostri militari italiani che hanno operato in Afghanistan e di coloro che sono morti nell’esercizio delle loro missioni nel tentativo di assicurare la pace e un futuro migliore a quel popolo».

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