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Venerdì, 20 Maggio 2022
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Guerra in Ucraina ed economia, Zaia preoccupato: «Speculazione sul cibo, prezzi volano e aziende in crisi»

Per il governatore non sono giustificabili i rincari su mais (+40%) ed altre merci alimentari: «Se per ora fortunatamente non c’è un allarme cibo, c’è però un allarme prezzi»

«Da un’analisi che ha condotto la Regione Veneto emerge che, viste le ridotte dimensioni del nostro import-export agroalimentare con Russia e Ucraina, attualmente non risulterebbe una mancanza di prodotto. Quello che invece mi preoccupa è l’andamento dei prezzi, figlio solo di speculazione: dallo scoppio del conflitto, le quotazioni alla borsa merci di Bologna, emerge che il mais costa il 40% in più, il frumento tenero segna +24%, il sorgo +24,6% e la soia fa +17%. Le autorità internazionali, che dovrebbero regolare l’efficienza dei mercati dai quali dipendono i prezzi locali, come mai non intervengono per fermare quella che è evidentemente solo speculazione?». Così il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, commenta un’analisi effettuata da Veneto Agricoltura sull’andamento della produzione e dei prezzi nei primi mesi del 2022.

A livello italiano, spiega una nota della Regione, le importazioni complessive provenienti dai due paesi in guerra «non raggiungono il 4% del valore», mentre le esportazioni «non superano il 2% del totale». Per il Veneto, inoltre, le percentuali «si riducono ulteriormente, visto che le importazioni agroalimentari dai due paesi costituiscono appena lo 0,3% del valore totale importato (dati 2020)». Tuttavia, prosegue la nota, per alcuni prodotti la quota delle importazioni »raggiunge livelli considerevoli». È il caso dei «semi di lino», di cui la nostra Regione «importa una quota del 58% del totale dalla Russia», così come del «sorgo (25,4%)» e dei «semi di girasole ucraini (8,3%)».

Il presidente Zaia puntualizza: «Se per ora fortunatamente non c’è un allarme cibo, c’è però un allarme prezzi. Le tensioni sui mercati globali delle principali commodities agricole si stanno facendo sentire anche a livello Italia, con un incremento dei listini e di conseguenza un aumento dei costi di approvvigionamento, sia che questi avvengano con prodotto interno, sia con quello proveniente da altri Paesi. Sommando queste impennate di prezzo a quelle già registrate lo scorso anno – conclude il Governatore veneto - è facile prevedere ulteriori difficoltà per gli allevamenti zootecnici da latte e da carne. Se a questi rincari aggiungiamo l’incremento dei costi energetici, che sta già colpendo le produzioni in serra di orticole e floricole, è chiaro che il futuro non è roseo. Lo dico da settimane e lo ripeto: bisogna rivedere le priorità del Pnrr e la Pac in Europa, vanno aiutati con ristori coloro che hanno subito fermi produzione o cali di fatturato. Senza sovranità alimentare ed energetica, la ripresa è a rischio”.

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