Martedì, 28 Settembre 2021
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Covid-19, Zaia al centro delle critiche chiede al Governo la "Zona Rossa"

Il Presidente della Regione viene accusato dalle opposizioni di non «prendersi responsabilità», mentre dall'incontro tra Esecutivo e Regioni emerge la richiesta di «misure restrittive da zona rossa fino all’epifania»

I numeri in continua ascesa di questa seconda ondata di Covid-19 e la gestione della pandemia in Veneto, hanno portato al centro delle polemiche il Presidente Luca Zaia. Martedì è stato il professor Giovanni Rezza, direttore generale della prevenzione al Ministero della Salute, a richiamare l'attenzione sul tasso elevato di positività dei tamponi eseguiti in regione (al quale poi ha subito replicato Palazzo Balbi) e lo stesso professor Crisanti, al lavoro in Veneto nella prima ondata a marzo, si è detto stupito che non fosse ancora stata dichiarata "zona rossa". 

«In queste ore Zaia avrebbe l’occasione di dimostrare che l’autonomia tanto invocata può essere uno strumento per affrontare i problemi e non una parola vuota, e invece si dimostra incapace di decidere», ha detto la deputata Pd e presidente della Commissione Ambiente alla Camera, Alessia Rotta, con una nota diffusa. «I primi di novembre, quando il quadro epidemiologico veneto era sotto controllo, il Presidente Zaia dichiarava che non servivano provvedimenti drastici e che le regioni in difficoltà avrebbero potuto aggiungere misure territoriali restrittive rispetto a quanto previsto dal governo. Bene, lo faccia perché ogni giorno che passa i contagi crescono, i medici lanciano grida d’allarme sempre più forti», ha proseguito la deputata, mentre martedì era stato Diego Zardini ad invitare il Governatore a prendersi le «sue responsabilità».

Partito Democratico

Concetti ribaditi nel comunicato che porta la firma dei principali esponenti del Partito Democratico veronese. Oltre a Rotta e Zardini si sono aggiunti infatti il senatore D'Arienzo e l'onorevole Dal Moro, i segretari provinciale e cittadini Facincani e Ugoli, la consigliera regionale Bigon, Albertini e Martari per il gruppo consiliare provinciale "Insieme per Verona" ed infine in consiglieri comunali scaligeri Benini, La Paglia e Vallani. 

«Mentre nelle case di riposo le persone muoiono di Covid e gli ospedali veronesi sono allo stremo, il presidente della regione non sa far di meglio che scaricare la responsabilità sul governo, per le misure restrittive, e i cittadini per gli assembramenti. Lui, che ha cacciato Crisanti perché non abbastanza fedele al suo verbo e ha battuto i piedi come un bambino capriccioso per far restare il Veneto Zona Gialla e per utilizzare i tamponi rapidi, ovviamente non vuol sentir parlare di prendersi in carico i problemi dei cittadini, della sanità e della salute pubblica.
Dal governo ha avuto ampie coperture politiche, legislative e finanziarie per contrastare la seconda ondata di coronavirus. Purtroppo in Veneto il numero di contagi è ampiamente sopra la media nazionale, così come quello dei decessi. Abbiamo il 20 % di casi in più rispetto ad una settimana fa in media mobile. In tutte le altre regioni, invece, i casi sono di meno e continuano a scendere. La zona gialla, abbinata alle misure di prevenzione che vengono adottate oggi in Veneto, non funziona. Questo è dovuto sia all'utilizzo dei test rapidi - che hanno sensibilità bassissima - sia all'incapacità capire come funziona il contagio e come si interrompono le catene di trasmissione sul territorio.
Intanto dall’ospedale veronese di Borgo Trento arriva la denuncia di un dipendente: "si muore nei corridoi" (fatto sementito però dal direttore Cobello, ndr). In provincia di Verona le strutture sono stipate all’inverosimile. A Legnago ci sono 49 pazienti attualmente in Pronto soccorso di cui 20 con patologia Covid in cura mentre attendono di trovare il posto letto, rispettivamente 32 e 16 nella stessa situazione a San Bonifacio, mentre a Villafranca, dove ci sono 18 pazienti in terapia intensiva e altri 100 ricoverati, sono 19 gli affetti da Coronavirus che aspettano in Pronto soccorso. Mancano spazi e soprattutto personale, tanto che si parla di una riduzione del 30 % dei servizi sanitari. A fronte di un quadro così grave la Regione dovrebbe assumersi le proprie responsabilità anziché limitarsi a criticare i cittadini per gli assembramenti o il Governo sulle restrizioni, troppo forti o troppo blande a seconda del giorno. In questa seconda ondata della pandemia il piano regionale sta fallendo. Di fronte a questa situazione, già denunciata la settimana precedente dai sindacati dei medici, degli infermieri e degli operatori ospedalieri, disperati e lasciati soli davanti al procedere inarrestabile del numero di positivi e di morti, addossare la colpa al governo è un atto di codardia. È chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità istituzionali e abbandonare il personale sanitario e i cittadini al loro destino.
La crisi era stata prevista dal professor Crisanti, rimasto inascoltato e ostracizzato dalla Regione per aver criticato la scelta di basare la prevenzione sui tamponi cosiddetti ‘rapidi’. Ammesso che i dati forniti dalla Regione Veneto al ministero della Sanità siano corretti è chiaro che il sistema sanitario regionale non sta funzionando. Trincerarsi dietro i numeri della disponibilità di posti nelle terapie intensive, mentre i cittadini cadono è doppiamente colpevole».

+ Europa e Bertucco

Posizione sostanzialmente condivisa dal gruppo + Europa Veneto («Non si esercita così la tanto invocata autonomia, che in primis significa prendersi la responsabilità di decidere quando la Sanità rientra già tra le competenze regionali e grazie al 77% dei voti si è il “dominus” indiscusso della Regione») e anche da Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, che non risparmia anche le critiche al primo cittadino Sboarina: «Le misure messe in campo finora da parte del Comune danno la sensazione di voler svuotare il mare con un bicchiere, servono purtroppo misure restrittive più energiche ed autorevoli. Non lo dico io, lo dicono i numeri sui morti e sui contagiati. Siamo la città con più contagi all’interno della regione più contagiata del Paese. Se a Zaia basta restare in zona gialla e gli altri si arrangino, diversamente deve ragionare il Sindaco della città, chiamato a proteggere i cittadini. Si convochi dunque la commissioni temporanea Coronavirus e si individuino insieme delle soluzioni per fronteggiare il picco della seconda ondata della pandemia che rischia di portare alla rottura il sistema socio-sanitario».

Zaia chiede al Governo la Zona Rossa per il Veneto

Dopo le critiche del 15 dicembre, nella mattinata di mercoledì si è svolto un incontro tra il Governo e le Regioni, durante il quale proprio il Presidente del Veneto avrebbe proposto «misure restrittive da zona rossa fino all’epifania», come si apprende da diverse agenzie come Adnkronos, ma anche dalla trasmissione L'Aria che tira di LA7, dove è intervenuto anche il dottor Micheletto, responsabile del reparto Covid dell'ospedale di Borgo Trento. 
Zaia dunque avrebbe chiesto a Roma maggiori restrizioni rispetto all'ultimo Dpcm, con il sostegno anche di altre regioni come Lazio, Friuli, Molise e Marche. 
Secondo Adnkronos Zaia avrebbe detto: «Nel periodo delle festività servono restrizioni massime, e 'se non le fa il governo le facciamo noi'». 
I ministri Boccia e Speranza si sarebbero trovati d'accorso sull'idea di una nuova stretta, nonostante il primo abbia ribadito il buon funzionamento del modello a zone, che avrebbe fatto scendere l'indice Rt da 1.7 a 0.8. 
Nel corso del consueto punto stampa sull'emergenza sanitaria, lo stesso Zaia ha confermato la richiesta di nuove misure ma che non sarebbero entrati nei dettagli. 

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