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Insediato il Tavolo regionale di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne

Dopo i femminicidi di Chiara Ugolini, Rita Amenze, Alessandra Zorzin e Doriana Cerqueni, l'assessore regionale Lanzarin chiede di impegnarsi «a capire cosa possiamo fare più del lavoro già importante che è stato svolto fino ad ora»

Quattro femminicidi in due settimane in Veneto. Il primo, nel Veronese, è stato quello di Chiara Ugolini, a cui sono seguiti quelli di Rita Amenze e Alessandra Zorzin nel Vicentino e quello di Doriana Cerqueni nel Padovano. Quattro episodi che preoccupano e angosciano l'assessore alla sanità e al sociale della Regione Veneto Manuela Lanzarin, la quale ha parlato di «escalation senza precedenti di violenza contro le donne nella nostra regione». Un fenomeno nazionale, «ma abbiamo l'obbligo di capire cosa sta succedendo da noi», ha aggiunto l'assessore Lanzarin, convocando il Tavolo di Coordinamento Regionale per la Prevenzione e il Contrasto alla Violenza Contro le Donne.
Il tavolo si è riunito ieri, 20 settembre, e resterà in carica fino alla fine della legislatura, con collegamenti anche a distanza per rispettare le misure di prevenzione dal coronavirus. Il tavolo riunisce rappresentanti di tutti gli enti istituzionali, come gli enti locali, le prefetture, le forze dell'ordine, l'ufficio scolastico, l'Anci, l'università, le istituzioni sanitarie e socio-sanitarie e la Corte d’Appello.
E a conclusione della riunione di insediamento, l'assessore ha condotto anche seminario online che ha visto la partecipazione, oltre che dei componenti del tavolo, anche di una quarantina di rappresentanti di tutti i soggetti promotori e gestori dei 27 centri antiviolenza, delle 27 case rifugio e dei centri per autori di violenza operanti nel Veneto.

«Di fronte a quello che sta diventando un vero e proprio dramma sociale - ha commentato l'assessore regionale - dobbiamo sentire il dovere di impegnarci a capire cosa possiamo fare più del lavoro già importante che è stato svolto fino ad ora. È stata avviata subito una proficua discussione, dettata da quello che è accaduto recentemente. La preoccupazione è condivisa ed è forte. È fondamentale proseguire nel lavoro di prevenzione primaria e secondaria. Per farlo è importante rafforzare la rete in modo che sia in grado di dare risposte ulteriori e precise. Un impegno contrassegnato da una progettualità trasversale, a cominciare dalle scuole, soprattutto in quelle superiori dove le prime esperienze affettive possono originare interpretazioni sbagliate del rapporto amoroso, portando a situazioni possessive di prevaricazione e maltrattamento. Continuare a fornire un’informazione adeguata dei servizi che sono a disposizione delle donne che subiscono violenza rimane un obiettivo primario. La rete che vede già coinvolte le farmacie, insieme ai pediatri di libera scelta o il medico di famiglia, deve essere allargata ad altri riferimenti non necessariamente istituzionali. Penso al ruolo che potranno avere le parrucchiere, le estetiste o i tassisti. Figure con le quali le donne hanno una frequentazione e possono entrare in sintonia ricevendo consigli e indicazioni. Tra i punti più importanti rimane anche la formazione con un continuo aggiornamento dei soggetti che si occupano di violenza, come il personale operante nei pronto soccorso, ambiente dove il grande turnover richiede costanza nella preparazione del personale, o in altre situazioni dove può essere intercettato il fenomeno».

Il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni chiede però di fare di più. Per Zanoni è importante che la Regione dia risposte sul piano della prevenzione, facendo un lavoro culturale fin dalle scuole, e su quello della protezione delle vittime, «ma in Veneto abbiamo anche un serio problema con le armi perché ne circolano troppe», ha aggiunto il consigliere PD.
Tre dei quattro femminicidi consumati in queste ultime settimane in Veneto si sono concretizzati con l'utilizzo di armi da fuoco. «Questo non rende certo meno grave il quarto assassinio ma evidenzia che c’è un ulteriore problema da affrontare - ha detto Zanini - Il marito di Rita Amenze era già stato condannato per aver picchiato la precedente compagna e perciò gli era stato revocato il porto d’armi: perché aveva ancora la pistola? Il killer di Alessandra Zorzin in passato si era sparato a una gamba con la pistola d’ordinanza, mentre era in auto con la fidanzata, un episodio mai del tutto chiarito: com’è possibile che gli sia stata confermata l’abilitazione da guardia giurata? Infine il padre di Doriana Cerqueni aveva 88 anni: le licenze per detenere armi valgono cinque anni, indipendentemente dall’età, mentre per gli over 80 il rinnovo della patente avviene ogni due, e in genere non sono previsti esami clinici o psichiatrici. Sono cose che dovrebbero far riflettere la politica. Dobbiamo dare un'ulteriore stretta. E va inoltre detto che in caso di omicidi-suicidi con le armi, come due dei casi accaduti in Veneto, è solo con le restrizioni di vendita e possesso che si può fare prevenzione».

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