Domenica, 24 Ottobre 2021
Attualità Negrar / Piazza Vittorio Emanuele, 37

Quel tesoro archeologico nascosto sotto le vigne che oggi riaffiora: una villa romana a Negrar di Valpolicella

La storia della cosiddetta "Villa dei Mosaici", le cui strutture in larga parte paiono risalire agli inizi del IV sec., e l'ambizioso progetto di valorizzazione in corso che vede coinvolti anche i proprietari dei terreni, perché a Negrar di Valpolicella "con la cultura si mangia eccome", e si beve pure ottimo vino

Nel 1885 a Negrar di Valpolicella, spiega una nota dello stesso Comune, in provincia di Verona nella frazione di Villa all'interno del podere Cortesele «furono individuati e asportati alcuni mosaici che, venduti al Comune di Verona, sono tuttora esposti al Museo Archeologico al Teatro Romano». Nel 1922 gli scavi della Soprintendenza, condotti dall'archeologa Tina Campanile (prima donna ammessa alla Scuola Archeologica di Atene), «misero in luce parte del settore residenziale (pars dominica) di una villa romana databile alla tarda età imperiale (fine III-IV sec. d.C.), con pavimentazioni musive di notevole pregio, di cui fu preventivato lo strappo, che fortunatamente non fu realizzato». Lo scavo fu quindi «interrato dal proprietario del terreno». Nel 1975 in una proprietà adiacente «si rinvenne un altro mosaico: il sito ricade, infatti, in due distinte proprietà private, separate da un corso d'acqua demaniale inattivo».

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Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella, prima fase dello scavo chiusa: «Obiettivo Parco Archeologico nel 2022»

In anni recenti, spiega la nota del Comune di Negrar di Valpolicella, «divenne sempre più evidente il rischio che nuove attività, già realizzate in terreni vicini (interventi agrari legati alla viticoltura, realizzazione di cantine vinicole interrate, scavo di autorimesse), in assenza di un vincolo di tutela ex parte II del Codice, potessero danneggiare irreparabilmente il pregiato contesto archeologico». Così, nel 2017 la Soprintendenza sulla base della documentazione di archivio disponibile elaborò e presentò all'Amministrazione Comunale di Negrar un progetto, che, oltre alla «ripresa delle ricerche finalizzata alla precisa individuazione e alla tutela dell’area», prevedeva la «messa in luce estensiva dei resti e la valorizzazione dell'area archeologica». Dopo le ricognizioni di superficie del 2016-2017 e i tentativi di rilevamento GPR (Ground- Penetrating Radar) del 2018 per rintracciare il sito, di cui non era più nota l’esatta ubicazione, le ricerche archeologiche della Soprintendenza proseguirono nel 2019, sempre sotto la Direzione scientifica di Gianni de Zuccato, grazie ai primi finanziamenti ministeriali, con la realizzazione di «numerose trincee esplorative condotte dalla SAP – Società Archeologica». Nel maggio del 2020 si rinvenne finalmente «un mosaico fotografato da Tina Campanile» e furono così individuati e parzialmente riportati in vista «i mosaici pavimentali gia? visti nel 1922, che tanta eco mediatica hanno suscitato sulla stampa nazionale e internazionale e sul web».

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Villa dei Mosaici: coniugare archeologia e buon vino, il progetto a Negrar di Valpolicella

Gli scavi stratigrafici in estensione condotti dalla primavera 2021 hanno consentito la «messa in luce totale dei settori meridionale e orientale dell'insediamento, confermando che la villa è una ricca ed elegante dimora "a peristilio" di notevoli dimensioni, estesa per circa 3000 mq, organizzata attorno ad un vasto spazio centrale, un cortile o giardino interno di circa 400 mq delimitato da un portico colonnato, con caratteristiche architettoniche e decorative paragonabili agli esempi di maggior livello delle coeve residenze dell'aristocrazia romana». Oltre ad alcuni nuovi ambienti del settore sud, non individuati dalla Campanile, è stato portato alla luce «l’intero lato meridionale del peristilio, con una nuova porzione di mosaico». Particolarmente rilevante è stata «la scoperta del settore orientale della villa, con il peristilio che conserva una parte del pavimento musivo, tre basi di colonna in pietra ancora in situ collegate da un cordolo di lastre e una porzione dell’intonaco affrescato del soffitto». Una scalinata conduce al settore nord, posto su un terrazzamento sopraelevato e alle terme, caratterizzate da vari ambienti, tra i quali, spiega sempre la nota del Comune di Negrar di Valpolicella, «un ambiente originariamente pavimentato con lastre di pietra di Prun e probabilmente destinato a spogliatoio, l’apodyterium, che dava accesso a un’ampia latrina e a una grande sala mosaicata, collegata a una vasca rivestita con lastre in pietra (frigidarium) e a un ambiente riscaldato con una nicchia rivestita di marmi colorati (calidarium)».

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Allo stato attuale delle conoscenze è stato riscontrato come «gran parte delle strutture sia stata edificata probabilmente dopo gli inizi del IV secolo». È tuttora oggetto di approfondimenti e di studio la sequenza stratigrafica relativa sia a precedenti strutturazioni dell'insediamento, di cui sono emerse «prove evidenti», come pure alle «fasi di abbandono, spoliazione e frequentazione tardoantica-altomedievale, con un parziale riutilizzo degli ambienti, la realizzazione di focolari e di strutture sostenute da pali di legno». Attribuibile a questa fase è anche la presenza di alcune «sepolture di inumati, già rilevata da Tina Campanile». In età medievale l’area, ormai interrata, viene destinata a «uso agricolo con terrazzamenti sostenuti da muretti a secco realizzati con materiali di spolio della villa». Sono state intraprese specifiche indagini geologiche, paleoambientali e fisico-chimiche, in collaborazione con l’Università di Verona, e sono stati realizzati alcuni interventi conservativi dall’Accademia di Belle Arti di Verona. In collaborazione con la sede di Mantova del Politecnico di Milano è stato avviato lo studio preliminare per la progettazione delle strutture museografiche e del parco archeologico.

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Fondamentale per la realizzazione delle ricerche in questo settore, spiega il Comune di Negrar di Valpolicella, è stata «la Direzione Tecnica del dott. Alberto Manicardi della SAP - Società Archeologica e il contributo, non soltanto finanziario, ottenuto grazie all’accordo di partenariato pubblico-privato con la proprietà dell’area, l’Azienda Agricola Benedetti Adriano “La Villa” di Benedetti Matteo e Simone, la cui disponibilità e collaborazione sono state straordinarie». Un accordo analogo formalizzato con la Società Agricola Franchini permette «la ripresa, dall'1 settembre, delle ricerche archeologiche nel settore nord-ovest, dove le indagini condotte in precedenza hanno permesso di identificare la presenza di altre strutture, forse relative al settore produttivo, la pars fructuaria, e all’ingresso della villa, da identificare con l’ambiente pavimentato a mosaico scoperto casualmente nel 1975».

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Il completamento degli scavi stratigrafici estensivi entro il corrente anno 2021 e i primi interventi conservativi rivestono «carattere di priorità per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza». Mentre si auspica «il coinvolgimento di altre realtà produttive della zona», il Comune ringrazia «le aziende che hanno collaborato, a titolo gratuito, al buon esito delle ricerche: l’Azienda Agricola Buglioni per la fornitura dei cassoni impiegati a supporto della sezione est, messi in opera dalla Nuova Tecnoscavi Negrar e l’Azienda Agricola Massaro Norma, che ha messo a disposizione spazi per la logistica e il parcheggio».

La musealizzazione dell’area, con la realizzazione di «un progetto di copertura ecocompatibile integrata nel contesto paesaggistico e di un percorso museale e didattico dotato delle più moderne tecnologie di comunicazione immersiva», appare «la modalità migliore per garantire la conservazione e la pubblica fruizione delle strutture archeologiche messe in luce in estensione» e costituisce il compimento di «questo percorso di ricerca e di tutela integrale del sito, restituendo alla collettività nazionale e internazionale, già fortemente attenzionata dalla vasta eco mediatica di questa riscoperta, un nuovo luogo della cultura straordinariamente evocativo del paesaggio antico e perfettamente ambientato nell’attuale paesaggio agrario vitivinicolo della Valpolicella».

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