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Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella, prima fase dello scavo chiusa: «Obiettivo Parco Archeologico nel 2022»

Si conclude lo scavo nella proprietà dei fratelli Benedetti, al via nei prossimi giorni quello nell'area della famiglia Franchini. Il soprintendente Vincenzo Tinè spiega: «L'obiettivo è quello di concludere a dicembre la fase di ricerca, mentre con l'anno nuovo si inizierà con la fase di valorizzazione e la creazione del Parco Archeologico»

Si è svolta quest'oggi, mercoledì 25 agosto, la presentazione ufficiale della campagna di scavi 2021 a Negrar di Valpolicella che sta portando alla luce, in tutto il suo splendore, la cosiddetta Villa dei Mosaici. Ad intervenire, tra gli altri, sono stati il sindaco di Negrar di Valpolicella Roberto Grison, il soprintendente ABAP Verona, Vicenza e Rovigo Vincenzo Tinè, la professoressa di Archeologia Classica dell'Università di Verona Patrizia Basso, il Funzionario Archeologo SABAP-VR e direttore degli scavi Gianni De Zuccato

Villa dei Mosaici: coniugare archeologia e buon vino, il progetto a Negrar di Valpolicella

«Oggi si concludono cinque mesi di scavi nella proprietà dei fratelli Benedetti per circa duemila metri quadrati di villa emersi, più di metà della superficie della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, mentre nei prossimi giorni inizieremo lo scavo nell'altra proprietà, quella della società agricola Franchini e che richiederà, si stima, altri quattro mesi. L'auspicio è quindi di ritrovarci l'anno prossimo per la conclusione dei lavori». Così si è espresso, inaugurando la conferenza stampa odierna, il soprintendente Vincenzo Tinè per la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio Verona, Vicenza e Rovigo.

Lo stesso Tinè ha quindi chiarito che «l'obiettivo è quello di concludere a dicembre la fase di ricerca, mentre con l'anno nuovo si inizierà con la fase di valorizzazione e la creazione del Parco Archeologico». Per il prosieguo dei lavori e la seconda fase dello scavo si è al momento ancora «scoperti», ha spiegato sempre Tinè, e si cerca «un fondo di circa quaranta/cinquantamila euro», ma lo stesso soprintendente Tinè ha detto di «essere fiducioso» e di «confidare nella grande generosità già dimostrata dalle storiche cantine della Valpolicella, da Masi ad Allegrini». Pertanto, ha concluso Tinè, «speriamo di ritrovarci tra qualche mese e celebrare la fine degli scavi».

Lo scavo archeologico a Negrar di Valpolicella, la Villa dei Mosaici - Youtube

La professoressa di Archeologia Classica dell'università di Verona Patrizia Basso ha ringraziato la Soprintendenza per l'opportunità offerta all'ateneo scaligero di collaborare a «questo scavo che è sì di valorizzazione, ma anche di formazione e ricerca per decine di studenti universitari, non solo dell'ateneo scaligero, ma anche a livello internazionale, ad esempio da Montpellier, oppure da altri atenei italiani come quello di Siena e Ferrara». La stessa professoressa Patrizia Basso ha quindi evidenziato il fatto che quello della Villa dei Mosaici «sarà senza dubbio uno scavo che farà scuola per quel che riguarda i rapporti di collaborazione tra istituzioni, ma anche per il diretto coinvolgimento dei cittadini sul territorio». 

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Il direttore degli scavi presso la Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella Gianni De Zuccato ha esordito spiegando che «la visione da me avuta all'inizio, un po' da sognatore, il fatto che oggi siamo qui ci rivela che in fondo si poteva realizzare». De Zuccato ha quindi presentato il percorso sino ad oggi compiuto e tutte le fasi dello scavo, sottolineando, tra le varie cose, anche l'importanza del ritrovamento di numerose monete che, spiega De Zuccato, «ci consentono di fornire una datazione della Villa dei Mosaici, in particolare all'inizio si era pensato al II-III secolo, ma ora possiamo affermare che probabilmente siamo in realtà nel IV secolo». 

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Secondo quanto si apprende da una nota del Comune di Negrar di Valpolicella, più nel dettaglio, gli scavi stratigrafici in estensione condotti dalla primavera 2021 hanno consentito «la messa in luce totale dei settori meridionale e orientale dell'insediamento, confermando che la villa è una ricca ed elegante dimora "a peristilio" di notevoli dimensioni, estesa per circa 3000 metri quadrati, organizzata attorno ad un vasto spazio centrale, un cortile o giardino interno di circa 400 metri quadrati delimitato da un portico colonnato, con caratteristiche architettoniche e decorative paragonabili agli esempi di maggior livello delle coeve residenze dell'aristocrazia romana».

Oltre ad alcuni «nuovi ambienti del settore sud, non individuati dalla Campanile», è stato portato alla luce «l’intero lato meridionale del peristilio, con una nuova porzione di mosaico». Particolarmente rilevante è stata «la scoperta del settore orientale della villa, con il peristilio che conserva una parte del pavimento musivo, tre basi di colonna in pietra ancora in situ collegate da un cordolo di lastre e una porzione dell’intonaco affrescato del soffitto».

Una scalinata conduce al settore nord, posto su un terrazzamento sopraelevato e alle terme, caratterizzate da vari ambienti, tra i quali «un ambiente originariamente pavimentato con lastre di pietra di Prun e probabilmente destinato a spogliatoio, l’apodyterium, che dava accesso a un’ampia latrina e a una grande sala mosaicata, collegata a una vasca rivestita con lastre in pietra (frigidarium) e a un ambiente riscaldato con una nicchia rivestita di marmi colorati (calidarium)».

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