Il writer Cibo risponde alle critiche: «Macchina del fango contro di me»

Con un video di 10 minuti pubblicato sulla sua pagina Facebook, l'artista veronese ha argomentato la sua difesa agli attacchi piovuti addosso in seguito ad un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità

Fermo immagine del video di scuse di Cibo

Con un video di 10 minuti pubblicato sulla sua pagina Facebook, il writer veronese Cibo ha argomentato la sua difesa agli attacchi che gli sono piovuti addosso alla fine di novembre, in seguito ad un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità, ripreso poi da altri giornalisti e da politici ed amministratori locali. «È stata messa in moto una macchina del fango nei miei confronti», ha esordito Cibo.

Nell'articolo pubblicato e poi nei post sui social network che ne hanno amplificato il messaggio, venivano riprese alcune affermazioni fatte da Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo. «Frasi che se estrapolate dal loro contesto risultavano molto equivoche», ha spiegato il writer. L'intento di tutta questa campagna mediatica sarebbe la delegittimazione del lavoro svolto da Cibo. Un lavoro finalizzato a combattere la diffusione dell'odio e partito dalla cancellazione dai muri di simboli che richiamano regimi anti-democratici come il nazismo e il fascismo. Il meccanismo di delegittimazione, semplificando, sarebbe questo: Cibo è un artista che combatte l'odio e quindi pubblicando dei suoi commenti «pieni di odio» la sua opera sarà depotenziata.

Cibo, seduto davanti ad una telecamera fissa, ha cercato di svelare questo meccanismo, ribadendo il proprio disappunto nei confronti dell'amministrazione comunale veronese e citando due episodi: il presunto saluto romano fatto dal consigliere Andrea Bacciga prima di un consiglio comunale e la cancellazione del murales realizzato in zona Santa Lucia contro la violenza sulle donne. «Le mie sono tutte critiche legittime, che ritenevo giusto fare e che si vede che hanno dato un po' fastidio», ha detto Cibo.
L'artista veronese ha poi spiegato la differenza tra antisemitismo ed antisionismo, perché alcune sue affermazioni sono state ritenute lesive del popolo ebraico. Quelle affermazioni prendevano di mira lo stato di Israele e le sue politiche e non gli ebrei in quanto tali. Discorso simile poi per altre sue affermazioni definite sessiste, ma che sarebbero state malinterpretate.

Ma Cibo non si sottrae alle scuse, togliendosi anche il cappello in segno di penitenza, per dei post in cui ammette di aver espresso male un concetto e per altri in cui invece si è espresso in modo inaccettabile. «Vedere tutto questo odio mi aiuta a fare i conti con quello che ero io e quello che non sono più, mi fa capire quanta strada ho fatto e mi fa capire quanto si possa migliorare».

Il messaggio finale del video è il titolo del video stesso, che potete vedere integralmente qui:

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