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La dott.ssa Evelina Tacconelli, direttore clinica malattie infettive Aoui e responsabile dello studio "ARCO" per l'unità di Verona

La dott.ssa Evelina Tacconelli, direttore clinica malattie infettive Aoui e responsabile dello studio "ARCO" per l'unità di Verona

Covid-19: Verona al centro dello studio ARCO con i farmaci Avigan e Idrossiclorochina

Lo studio prevederà il trattamento precoce a domicilio per i pazienti affetti da Covid-19

Il dg Ulss 9 Scaligera Pietro Girardi ha inaugurato la conferenza stampa di oggi, mercoledì 27 maggio, introducendo il tema dello studio di fase 3 "ARCO - Home study" (Adaptive Randomized trial for therapy of COrona virus disease 2019 at home with oral antivirals, ndr) che riguarderà anche il territorio veronese e l'azienda ospedaliera integrata di Verona con la somministrazione precoce a domicilio di alcuni farmaci nei pazienti Covid-19. In merito, a prendere la parola è stato anzitutto propio il dott. Cobello, direttore generale dell'azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, il quale ha sottolineato come «l'iniziativa intrapresa dall'Aifa e sposata dalla Regione sia sicuramente meritevole». Lo studio prevede che il personale medico vada direttamente a casa dei singoli pazienti coinvolti, i quali verranno seguiti attentamente dai team di medici di medicina generale e delle Usca che monitoreranno lo stato di salute dei pazienti attraverso una serie di tamponi e di prelievi del sangue a 7, 14, e 21 giorni.

Scarica la sinossi del protocollo dello studio "ARCO-Home study"

La dott.ssa Evelina Tacconelli, responsabile dello studio per l'unità di Verona, ha quindi spiegato: «Dietro questo progetto c'è una collaborazione fortissima. Lo studio "ARCO" sarà effettuato in quattro regioni italiane, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. Le aspettative dello studio sono essenzialmente due, - ha illustrato la dott.ssa Tacconelli - legate al fatto che con un trattamento domiciliare precoce dei pazienti attraverso l'impiego di tre farmaci antivirali, si possa ridurre il numero di accessi negli ospedali causati dalla patologia Covid-19 in stato avanzato. Un problema questo che nella "fase 1" dell'epidemia ha creato il grande ingolfamento degli ospedali. In secondo luogo, ci si aspetta che attraverso il trattamento domiciliare precoce dei pazienti sia possibile ridurre le secrezioni con un'alta concentrazione di virus, dunque ci si aspetta che il paziente guarisca più rapidamente e non abbia bisogno del ricovero in ospedale, ma anche che il paziente sia un portatore di virus meno pericoloso e per meno tempo, rispetto a quello che avverrebbe se il paziente restasse a casa senza nessuna terapia».

I farmaci utilizzati nello studio: ci sono l'Avigan e l'Idrossiclorochina

I farmaci impiegati nello studio "ARCO" sono tre antivirali, tra questi c'è anche l'Avigan, il famoso farmaco giapponese nato per il trattamento dell'influenza che per la prima volta in questo studio approvato Aifa verrà testato in una popolazione in comunità: «È la prima grande opportunità di vedere la reale efficacia di questo farmaco», ha commentato la dott.ssa Tacconelli. Gli altri farmaci utilizzati nello studio sono degli antivirali solitamente impiegati per contrastare l'infezione causata dal virus dell'Hiv, vale a dire il Lopinavir-ritonavir e il Darunavir, già testati in altri trial in ospedale ma mai in una fase così precoce.

Scarica il protocollo completo dello studio "ARCO - Home study"

Un altro farmaco impiegato nello studio è l'antimalarico Idrossiclorochina, il quale come sottolineato dalla stessa dott.ssa Tacconelli è al momento «attentamente valutata da centri nazionali e internazionali per il suo utilizzo, poiché vi sono stati dei dati contrastanti su una possibile sua tossicità. Aifa ha deciso di non utilizzare Idrossiclorochina in alcuno studio che non sia uno studio clinico "controllato" come invece è lo studio "ARCO". Un'enorme differenza tra quello che facciamo noi in Italia e quello che ha portato alla sospensione temporanea del braccio di Idrossiclorochina nello studio dell'Organizzazione mondiale della sanità è che quello studio ha un dosaggio di Idrossiclorochina molto più elevato di quello che sia mai stato utilizzato in Italia. Il dosaggio che abbiamo per lo studio "ARCO" è il dosaggio approvato da Aifa per l'utilizzo dei trial clinici, quindi molto più basso».

Come si può leggere nel documento di "sinossi" prodotto dall'IRCCS Lazzaro Spallanzani di Roma, «questo protocollo di studio ha l’obiettivo di sperimentare l’efficacia di questi farmaci come terapie domiciliari in una popolazione Covid-19 precoce col fine di prevenire la progressione dell’infezione verso forme cliniche gravi o critiche con necessità di ricorso a cure ospedaliere o all’intubazione». Nel corso dell'odierna conferenza stampa, è infine intervenuta anche la dott.ssa Signorelli, la quale ha spiegato che «la somministrazione dei farmaci dovrà avvenire entro 5 giorni dall'esordio dei sintomi» e che «la scelta del farmaco da somministrare avverrà con una randomizzazione prima dell'arrivo al domicilio». La dott.ssa Signorelli ha quindi concluso: «L'ospedale Spallanzani di Roma è il coordinatore nazionale dello studio e sono solo cinque i centri nazionali che vi partecipano, in Veneto solo l'azienda ospedaliera di Verona». 

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