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Verona, aria fuorilegge. Superato il tetto limite per gli sforamenti di PM10

La norma ne concede al massimo 35 in un anno. Verona ne ha fatti registrare, in questo 2020, 36 in meno di due mesi. Bertucco: «È il ventesimo anno consecutivo che succede»

Foto di repertorio

È successo domenica scorsa, 23 febbraio, come riferito dal bollettino di Arpav del giorno seguente. La centralina dell'agenzia regionale per l'ambiente del Veneto che misura a Borgo Milano la qualità dell'aria di Verona ha fatto registrare il 35esimo sforamento del limite massimo giornaliero di polveri sottili.
Il tetto che ogni giorno non si dovrebbe superare è di 50 microgrammi per metro cubo di aria di PM10, ma la legge concede una soglia di tolleranza: il limite può non essere rispettato per 35 giorni in un anno. Domenica scorsa era il 54esimo giorno del 2020 e la città di Verona ha esaurito i 35 giorni di tolleranza. Limite che è stato poi superato nella giornata di ieri, 24 febbraio.

L'aria della città di Verona è dunque ufficialmente fuori legge per il 20esimo anno consecutivo. È dal 2000, infatti, che il capoluogo scaligero non riesce a rientrare nei parametri che la normativa impone per garantire una qualità dell'aria accettabile. «E preoccupa che il raggiungimento del limite annuale sia avvenuto così presto: lo scorso anno il limite fu raggiunto l'1 marzo, due anni fa addirittura il 15 dicembre», ha commentato il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco

Ci chiediamo se vent'anni consecutivi di inquinamento fuorilegge bastino all'amministrazione comunale di Verona e alla Regione Veneto per prendere di petto il problema - prosegue Bertucco - A Verona, con colpevole ritardo, è ancora in corso l'elaborazione del Pums (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), che auspichiamo possa rispondere alle esigenze dei cittadini e far entrare Verona tra le città europee. Serve, oltre alle doverose limitazioni del traffico invernali, una politica permanente sul tema della mobilità, che riduca traffico e smog. Ma nel frattempo non si deve aspettare: si aumentino le corsie preferenziali e, da parte della Regione Veneto, serve un vigoroso aumento degli investimenti per il trasporto pubblico locale.
Ormai non si può più parlare di emergenzialità ma di una drammatica realtà: quella delle 60.000 morti premature all'anno in Italia certificate dall'Agenzia europea per l'ambiente. In questa situazione tutti devono fare la propria parte a partire dalle politiche regionali che si dimostrano sempre pronte a progettare e fantasticare su nuove strade e sulla mobilità privata su gomma anziché preparare una vera rivoluzione nella mobilità che consenta di connettere il territorio con il trasporto pubblico.

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