Ex cava Speziala, per il recupero serve valutazione di impatto ambientale

La Provincia di Verona lo ha comunicato al Comune, dopo aver esaminato la documentazione presentata dalla società proprietaria del sito in zona San Massimo

Area dell'ex cava Speziala (Foto Gmaps)

Il progetto di recupero funzionale dell'area della ex cava Speziala necessita di una valutazione di impatto ambientale. Lo ha comunicato al Comune la Provincia di Verona, i cui uffici competenti stanno esaminando la documentazione presentata dalla società proprietaria del sito in zona San Massimo.
Il procedimento, si legge nella nota inviata dalla Provincia, prevede una serie di attività soggette alla normativa sulla salvaguardia e il miglioramento delle condizioni dell'ambiente e l'utilizzo accorto e razionale delle risorse naturali.

Il progetto che la proprietà ha illustrato al Comune prevede il disboscamento dell'area per la realizzazione di un impianto per la produzione di biomasse; la bonifica del sito con lo smaltimento delle terre di fonderia presenti sul fondo; la ricomposizione della cava con la riconformazione delle scarpate.
Il sito interessato dall'intervento è una cava dismessa dalla fine degli anni Ottanta, in cui era stata autorizzata un'attività di discarica, poi interrotta.

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«Concordo con la valutazione degli uffici della Provincia - ha dichiarato l'assessore all'ambiente Ilaria Segala - Si tratta di un intervento significativo che deve seguire l'iter specifico e che ha bisogno di un'attenta analisi dal punto di vista ambientale e degli approfondimenti necessari. Il recupero dell'area è una priorità, va fatta seguendo tutti i passaggi amministrativi necessari, compresa la valutazione di impatto ambientale».
«Gli uffici della Provincia hanno accolto le nostre richieste e sottoporranno il progetto alla procedura prevista per legge», hanno commentato il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco e l'urbanista Giuseppe Campagnari, i quali non erano i soli a criticare il progetto previsto per la ex cava. Un progetto che Bertucco e Campagnari descrivono come «una discarica a cielo aperto dove confluirebbero rifiuti inerti e materiali di scavo provenienti da altre cave e da interventi edilizi e infrastrutturali».

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