Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Attualità Negrar / Via Buse

La vite a Negrar di Valpolicella si accudiva già nel Neolitico, 6.300 anni fa

La scoperta è uno dei risultati dalle campagne di scavo sul sito preistorico delle Colombare di Villa, condotte dal dipartimento di beni culturali e ambientali dell'università di Milano in accordo e collaborazione con la Soprintendenza

L'uva più antica della Valpolicella ha 6.300 anni e proviene dal sito preistorico delle Colombare di Villa, a Negrar di Valpolicella, abitato tra il Neolitico e l'Età del Bronzo. Questi i risultati più significativi tra quelli emersi dalle campagne di scavo condotte dal dipartimento di beni culturali e ambientali dell'università di Milano, in accordo e collaborazione con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza.

Le campagne si sono svolte sotto la direzione scientifica di Umberto Tecchiati, professore di preistoria ed ecologia preistorica all'ateneo milanese. La ricerca è iniziata nel 2019 con il supporto del Comune di Negrar ed è stata possibile grazie ai campionamenti organizzati nel sito di Colombare di Villa e finanziati, nell'autunno del 2020, dalla Soprintendenza di Verona.

Il rinvenimento di pollini di vite e vinaccioli negli strati archeologici più antichi ha confermato che la pianta, seppur probabilmente allo stato selvatico, doveva essere accudita in quest’area già 6.300 anni fa. Sono stati prelevati dagli strati archeologici diversi tipi di campioni: di terreno, di ossa animali, di micro e macroresti vegetali. E le ricerche confermano che il sito delle Colombare di Villa era abitato da contadini che qui coltivavano cereali e allevavano animali domestici.

Per ottenere ulteriori conferme sulla eventuale continuità delle attività produttive nel corso dei millenni, lo staff di scavo ha intenzione di proseguire le analisi di laboratorio, stavolta soprattutto sui resti dei contenitori ceramici, alla ricerca di tracce di vino. La vinificazione, infatti, era possibile già nella preistoria, ma la conferma che nel sito delle Colombare l'uva sicuramente consumata fosse anche trasformata in vino sarà possibile solo con il proseguimento della campagna.

I risultati emersi dalle ultime analisi di laboratorio si sono aggiunti a quelli provenienti dallo scavo stratigrafico e dai rilievi topografici svolti durante la campagna di scavo 2021, conclusasi l'1 ottobre dopo sei settimane di ricerche, confermando la frequentazione del sito per un periodo lunghissimo, di circa 3.000 anni.

Sito archeologico Colombare di Villa a Negrar di Valpolicella

Per le analisi di laboratorio, l'università di Milano ha potuto contare sul laboratorio di radiocarbonio Bravho del gruppo di ricerca dell'università di Bologna (team coordinato da Sahra Talamo, docente di Chimica dell'ambiente e dei beni culturali) per il pretrattamento dei campioni di ossa archeologiche per le analisi al radiocarbonio e sull'Ams di Mannhein per le datazioni, e sul laboratorio di tossicologia forense dell'università milanese, coordinato dalla docente di chimica farmaceutica Marica Orioli. La ricerca palinologica è stata condotta dal team del laboratorio di palinologia e paleobotanica, coordinato dalla docente di botanica sistematica all'università di Modena e Reggio Emilia Anna Maria Mercuri.

Come già accaduto dal 2019 al 2021, anche le prossime ricerche saranno dirette sul campo dal professor Tecchiati, mentre tutte le altre fasi di studio avverranno in condirezione con Paola Salzani, funzionaria archeologa della Soprintendenza, con il supporto del soprintendente Vincenzo Tinè e della funzionaria archeologa Brunella Bruno, di Nicoletta Martinelli e Massimo Saracino, di Chiara Tomaini, Cristiano Nicosia, oltre che di Alberto Bentoglio.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La vite a Negrar di Valpolicella si accudiva già nel Neolitico, 6.300 anni fa

VeronaSera è in caricamento