Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Inquinamento, gli uccelli possono essere "sentinelle" della qualità dell'aria

Lo dimostrerebbe uno studio pubblicato recentemente e rilanciato dal Parco Natura Viva in occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente

Ieri, 5 giugno, è stata la Giornata Mondiale dell'Ambiente e il Parco Natura Viva l'ha voluta dedicare all'inquinamento atmosferico. Si conoscono, infatti, numeri e cause di questo tipo di inquinamento sulla salute dell'uomo, compreso il dato assoluto che registra sette milioni di vittime l'anno nel mondo. Eppure, ancora inesplorate rimangono le malattie e la mortalità negli animali, i cui polmoni non sono immuni dalle sostanze tossiche presenti nell'aria.

La scienza non è ancora in possesso di dati globali che possano supportare la conservazione delle specie più colpite, ma in uno studio pubblicato su Enviromental Research Letters alcuni ricercatori hanno individuato le "sentinelle" in grado di dire molto sulla qualità dell'aria che umani e animali respirano: gli uccelli. «Il sistema respiratorio degli uccelli - ha spiegato Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva - al contrario del nostro, non prevede l'inspirazione e l'espirazione ma un flusso unidirezionale dell'aria. Se questo è utilissimo ai fini di un vantaggio energetico in volo, diventa anche un'efficacia fatale in presenza di alti tassi d’inquinamento».
Gli uccelli come avamposti della qualità dell'aria dunque, che manifestano conseguenze diverse a seconda della specie e dell’esposizione. «Lo studio ha messo insieme le pubblicazioni scientifiche esistenti sull'argomento dagli anni '50 ad oggi e ha costituito una base di partenza per nuove necessarie indagini - ha proseguito Avesani Zaborra - Quello che già conosciamo è sicuramente l’impatto del particolato e dei gas sul sistema respiratorio degli animali, ma è necessario indagare più a fondo molti altri aspetti come la risposta del sistema immunitario, le mutazioni genetiche, le alterazioni comportamentali e la compromissione del successo riproduttivo».
Alcune indagini degli anni '90 svolte su piccoli migratori già evidenziavano un volume ridotto e un guscio più sottile delle uova deposte nei nidi costruiti nei pressi di siti industriali, che risultavano anche più ruvide e porose rispetto a quelle deposte in nidi distanti dieci chilometri.

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