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Farmaco con nanotecnologie per la cura del tumore al pancreas

Il reparto di oncologia dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha contribuito a questa soluzione approvata e resa rimborsabile da Aifa

È disponibile in Italia una nuova cura per il tumore al pancreas, anche grazie al lavoro del reparto di oncologia dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona (Aoui). L'unità diretta dal professor Michele Milella ha infatti contribuito in maniera importante allo sviluppo clinico di un nuovo farmaco basato sulle nanotecnologie. Farmaco approvato e reso rimborsabile da Aifa.

I risultati della nuova cura sono stati illustrati a Milano nel corso della presentazione ufficiale, a cui ha partecipato anche Milella, il quale oltre a dirigere l'oncologia dell'Aoui è anche a capo del dipartimento di ingegneria per la medicina di innovazione dell'università di Verona.
Le principali difficoltà nella cura del tumore al pancreas sono date dalla scarsa vascolarizzazione di questa neoplasia e, di conseguenza, dalla quantità limitata di farmaco che riesce a raggiungere le cellule tumorali. Ma per i pazienti in fase avanzata della malattia è ora disponibile anche in Italia l'irinotecano liposomiale pegilato (Nal-IRI). Il farmaco rappresenta un’opportunità di trattamento per pazienti caratterizzati da forti bisogni clinici ancora insoddisfatti e privi di alternative terapeutiche.

L’efficacia antitumorale si basa sulla nanotecnologia liposomiale ovvero su vescicole lipidiche (liposomi) che contengono il principio attivo (irinotecano) e che si accumulano in modo preferenziale nel tessuto tumorale, bloccandone la replicazione. Questa formulazione non solo migliora la biodistribuzione del principio attivo ma anche la stabilità e la farmacocinetica. Nal-IRI sfrutta la tecnologia delle nanoparticelle liposomiali e grazie alle sue caratteristiche strutturali favorisce un miglioramento e un aumento della distribuzione del farmaco proprio all'interno dei tessuti tumorali.

«I risultati hanno dimostrato un vantaggio sia in termini di risposte obiettive, sia di tempo alla progressione e sia di sopravvivenza globale nel gruppo trattato con la combinazione di Nal-IRI e fluorouracile/acido folinico - ha dichiarato Milella - Nal-IRI rappresenta oggi lo schema di riferimento per la seconda linea terapeutica, dopo un trattamento a base di gemcitabina, grazie ad una maggiore tollerabilità, una solida efficacia e un vantaggio in termini sia di sopravvivenza che di qualità di vita».

L’incidenza della malattia nel nostro paese è di circa 14.500 nuovi caso l’anno, di cui circa 8.600 in fase metastatica. È una delle neoplasie più difficili da diagnosticare e dalla prognosi più infausta con una sopravvivenza a 5 anni dell’11% negli uomini e del 12% nelle donne e si prevede che diventerà la seconda causa di morte per cancro entro il 2030. Pazienti e caregivers che affrontano questo male si trovano di fronte a numerose difficoltà, che vanno dall’accettazione di una malattia spesso scoperta in stato avanzato, alla gestione del complesso iter di cura, alla sintomatologia che impatta pesantemente sullo stato fisico e mentale del paziente e di chi se ne prende cura. Dietro a questa malattia, infatti, c'è un vissuto fatto di paure e di incertezze per la mancanza di soluzioni terapeutiche che spesso influenza sia i medici che i pazienti con il rischio di portare entrambi ad una sorta di arrendevolezza nei confronti di questa patologia. Ritardare la progressione di malattia, vuol dire anche ritardare l'insorgenza di nuovi sintomi, in particolar modo il dolore e il calo di peso.

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