Lunedì, 18 Ottobre 2021
Attualità Borgo Trento / Via Goffredo Mameli

Traforo, A4 e A22 pronte a finanziarlo. Bertucco: "Ricetta del passato"

Il sindaco Sboarina è sicuro del sostegno delle società autostradali, ma il consigliere comunale di opposizione critica: "I problemi del traffico di Verona si risolvono puntando sul trasporto pubblico"

Un traforo dalla Valpantena ad Avesa unito con una strada parallela a via Mameli. Con questa nuova infrastruttura il sindaco di Verona Federico Sboarina vuole aprire un nuovo passaggio a nord del capoluogo. Un progetto diverso dal traforo delle Torricelle mai realizzato dall'amministrazione guidata da Flavio Tosi, meno costoso e capace di snellire il traffico della città, che con questa opera sarà attraversabile senza passare per il centro. Un'opera che potrebbe essere finanziata dalle due società autostradali presenti nel veronese, la A4 e la A22. A dichiararlo è stato lo stesso Sboarina, ma dall'opposizione il consigliere comunale Michele Bertucco sottolinea quanto ancora sia incerto questo nuovo traforino voluto da Sboarina.

I costi non sono quantificati se non a grandi linee, l'ipotesi di tracciato è solo accennata, i costi del pedaggio minimi, il ruolo delle società autostradali non ben definito, l'utilità dell'opera ancora meno, la bancabilità del progetto non è pervenuta - scrive Bertucco - Naturalmente le due società autostradali attualmente o in proroga o in attesa di rinnovo della concessione sono disponibili nei confronti degli enti locali e della politica a tutto pur di avere un rinnovo della loro concessione. Che a Verona ci sia un problema di mobilità è evidente, ma è meno evident che possa essere risolto con le ricette del passato. In tutte le città europee la battaglia del traffico si è vinta spostando il traffico privato verso il trasporto pubblico. In questo modo non solo si sono rese meno caotiche le città, ma si è migliorata la vivibilità dei quartieri riducendo i livelli di inquinamento. Verona, poi è una città che manca di qualsiasi pianificazione della mobilità. Gli ultimi piani sono fermi alla fine degli anni novanta del scorso secolo. In un paese normale prima si fanno i piani del traffico e poi si decidono le opere. A Verona, invece, da sempre si fa esattamente il contrario e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

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