Dal 15 giugno sì agli spettacoli, ma all'aperto solo mille spettatori: «Serve deroga in Arena»

L'ultimo Dpcm consentirà gli spettacoli all'aperto con solo 1.000 spettatori e al chiuso 200

Arena di Verona - immagine d'archivio

La città di Verona chiede al governo una deroga specifica per riaccendere e far suonare di nuovo quest'estate l’Arena. L’ultimo Dpcm del governo prevede che dal 15 giugno 2020 teatri e cinema possano riaprire, ma con un massimo di 200 spettatori al chiuso e 1.000 all’aperto. Un tetto uguale per tutti che, evidentemente, non tiene conto della capienza specifica di ogni singolo "contenitore culturale". Nel dettaglio il Dpcm spiega che dal 15 giugno gli «spettacoli sono svolti con posti a sedere preassegnati e distanziati e a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori, con il numero massimo di 1.000 spettatori per spettacoli all’aperto e di 200 persone per spettacoli in luoghi chiusi».

A Verona l'Arena in tempi ordinari arrivava ad ospitare oltre 13mila persone, nelle scorse settimane invece era stata ipotizzata una capienza tra i 3/4mila spettatori in funzione del rispetto delle norme di distanziamento sociale necessarie durante la "Fase 2" dell'emergenza sanitaria. Una riduzione di posti che già di suo sarebbe molto penalizzante, ma che alla luce di quanto scritto nel Dpcm del 17 maggio rischia di essere ancora più drammatica, se non dovessero essere fatte distinzioni circa gli spazi effettivamente disponibili nei vari teatri o anfiteatri. Insomma, un tetto massimo di mille spettatori «per spettacoli all'aperto» che sia valido, poniamo, sia per il Teatro Romano che per l'Arena appare una palese, ci si passi il termine, "assurdità burocratica" a chiunque abbia messo piede almeno una volta nell'uno come nell'altro spazio adibito agli spettacoli.

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Non a caso, dunque, l'amministrazione comunale di Verona e Fondazione Arena hanno già presentato per l’anfiteatro scaligero un progetto innovativo in grado di garantire tutte le misure di sicurezza, sia per il pubblico che per gli artisti, con 3mila spettatori a sera. Un numero che consentirebbe anche la sostenibilità economica dell’edizione straordinaria studiata appositamente per il 2020. Una proposta unica, con serate-evento a partire da agosto, il palco posizionato al centro dell’immensa platea ed il pubblico ben distanziato e distribuito esclusivamente sugli spalti, con norme anti assembramento e specifiche vie di afflusso e deflusso.

«L’Arena non è un teatro come tutti gli altri, è inaccettabile che debba ripartire solo con mille spettatori. Abbiamo studiato un progetto che tiene conto di tutte le norme e regole sanitarie, per tutelare il pubblico e la nostra comunità, siamo pronti a ripartire ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di farlo. - ha spiegato il sindaco di Verona Federico Sboarina - Siamo già al lavoro per studiare articoli e decreti, chiederò una deroga specifica per portare in scena l’edizione straordinaria del 2020. Mettere in piedi un progetto innovativo con tremila posti è già difficile, con mille diventa impossibile. Da tre mesi insieme al Consiglio di indirizzo e al management di Fondazione Arena stiamo facendo i salti mortali, non abbiamo ancora il dono di fare miracoli. Non voglio nemmeno pensare all’ipotesi che non venga fatta una deroga per l’Arena, - ha quindi concluso il sindaco di Verona Federico Sboarina - se qualcuno non vuole far ripartire il nostro anfiteatro se ne assumerà le responsabilità. Serve buon senso, mille posti potrebbero essere troppi per alcuni teatri così come eccessivamente pochi per altri».

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