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Setti indagato: «Tegola sul nuovo Stadio». La Lega: «In Italia c'è il principio di non colpevolezza»

Dopo l'inchiesta che ha coinvolto il patron dell'Hellas, opposizione e maggioranza in Comune a Verona si confrontano sulle tematiche che coinvolgono il club scaligero e Palazzo Barbieri, come i canoni di affitto arretrati e il project del nuovo Bentegodi

La politica cittadina non è rimasta indifferente all'indagine su Maurizio Setti, patron dell'Hellas Verona accusato di autoriciclaggio e appropriazione indebita. Secondo l'accusa, il presidente del club scaligero avrebbe prelevato illecitamente dalle casse della società 6,5 milioni di euro, per scongiurare il fallimento di un'altra sua azienda. Lo stesso Setti ha poi replicato con una nota pubblicata sul sito ufficiale del club, nel quale ha sottolineato la bontà del suo operato, in attesa che l'inchiesta faccia definitivamente luce sulla questione. 
I rapporti tra Hellas Verona e Comune però, negli ultimi mesi si erano fatti più intensi per due vicende: i pagamenti in arretrato di alcuni canoni di affitto del Bentegodi e il progetto del nuovo Stadio. Questioni sulle quali ora l'opposizione incalza l'amministrazione di Palazzo Barberi, soprattutto per quanto riguarda il project del futuro Bentegodi. 

«Se sono vere le accuse di appropriazione indebita e di autoriciclaggio contestate dalla Procura di Bologna nei confronti del presidente del Verona Setti significa che mentre l’amministrazione comunale si prodigava per rateizzare i debiti che l’Hellas aveva accumulato per il mancato pagamento del canone di affitto dello stadio Bentegodi, c’era già chi, dai vertici della società calcistica, lavorava contro la società stessa». Inizia così la nota firmata da Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani, membri in consiglio comunale del Partito Democratico
«Gli stessi vertici - proseguono i dem - che hanno giocato un ruolo chiave anche nel far decollare il project financing per il nuovo stadio, un progetto inviso al quartiere, respinto dall’altra grande società cittadina, il Chievo; che non ha riscosso particolare fiducia nel resto della città e che non è stato ritenuto particolarmente solido dagli uffici comunali.
Senza l’adesione di almeno una delle due più grandi società professionistiche della città, in questo caso l’Hellas di Setti, al tempo dirimpettaio della società proponente Arena di Verona Srl, il project non avrebbe mai avuto possibilità di partire.
Ci domandiamo pertanto che cosa ha intenzione di fare oggi il Sindaco, rimasto l’unico sostenitore del nuovo stadio».
Anche per Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, l'indagine a carico del patron dell'Hellas sarebbe la tegola finale sul progetto del nuovo stadio: «L’indagine della Procura di Bologna con il sequestro di ingenti somme di denaro nelle disponibilità del presidente dell’Hellas Verona Setti hanno un riflesso diretto, non eludibile, su uno dei maggiori progetti propagandati dall’amministrazione Sboarina, quello del nuovo stadio.
L’Hellas Verona è stata infatti l’unica società professionistica della città a sostenere se non ad ispirare tale progetto che tuttavia si è subito dimostrato scritto sulla sabbia: piano economico finanziario inconsistente; contrarietà della popolazione interessata dall’intervento; impatto sul traffico insostenibile.
Al di là di tutto il garantismo che impone di attendere l’esito delle indagini e poi dell’eventuale processo, è indubitabile che questa vicenda renderà ben difficile per l’Hellas confermare il proprio sostegno al progetto.
Forse la cosa migliore sarebbe quella di metterlo definitivamente da parte, visto e considerato che da mesi non c'è alcuna novità. Interpellati a questo proposito pochi giorni fa, gli uffici mi hanno confermato che dal 1° febbraio ad oggi non è stato depositato alcun documento. Chiuderla qui sarebbe il modo migliore per evitare di trascinare la città nell’ennesima opera faraonica divisiva e carente sotto ogni punto di vista».

La riposta della maggioranza di Palazzo Barbieri è stata affidata ad Anna Grassi, capogruppo e in rappresentanza dei consiglieri della Lega, che ribadisce con forza il principio cardine del garantismo. «I consiglieri della Sinistra veronese, tanto per attaccare, ancora una volta non si sono fatti attendere nella strumentalizzazione politica di una situazione delicata, ancora in fase di indagini, che ha coinvolto Maurizio Setti, presidente della società di calcio Hellas Verona.
I consiglieri dovrebbero, invece, ricordarsi che in Italia vige il principio di non colpevolezza, garantito proprio dalla Costituzione. Costituzione che sono sempre pronti a sbandierare, solamente a parole».

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