Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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Scuola, il Veneto pensa a rinviarne l'inizio: «Un dietrofront incomprensibile»

Lo ha detto il Presidente Zaia nella diretta di lunedì, scatenando le proteste dell'opposizione ma anche dei comitati che da mesi chiedono il ritorno in presenza degli alunni alle lezioni

«La scuola deve iniziare come da calendario deliberato appena venti giorni fa, non si capisce il senso di un rinvio; con la ripresa delle dirette Facebook è ripartita anche l’annuncite del presidente Zaia. La priorità in questo momento è ridare impulso alla campagna vaccinale così da raggiungere l’immunità di gregge per il rientro in classe a metà settembre. Se fino al 4 agosto ci sono ancora 30mila posti disponibili, si insista con la campagna di sensibilizzazione e informazione anziché continuare a dire che è vaccinarsi è una libera scelta, ribadendo la contrarietà all’obbligo».
È quanto afferma il capogruppo PD in Consiglio regionale del Veneto Giacomo Possamai insieme ai colleghi Anna Maria Bigon, Vanessa Camani, Jonatan Montanariello, Andrea Zanoni e Francesca Zottis, a proposito delle dichiarazioni del presidente Zaia, che nella diretta di lunedì ha riferito che l'anno scolastico potrebbe prendere il via alla fine di settembre, facendo così slittare l'inizio di una quindicina di giorni e sottolineando che «abbiamo già una delibera pronta per spostare la data. Stiamo facendo le ultime verifiche per individuare il giorno di inizio scuola, sicuramente andrà verso fine settembre».  
«Un dietrofront incomprensibile - proseguono i consiglieri dem - visto che il 16 giugno erano state ufficializzate le date, presa in solitudine senza consultarsi né con i presidi né con l’Ufficio scolastico regionale visto che per la direttrice il calendario era ‘ben strutturato’ e ha parlato di ‘misura non necessaria’. Tirare poi in ballo una festività religiosa, che oltretutto dura 24 ore, per giustificare un ritardo di due settimane è pazzesco. Sembra ci sia un accanimento nei confronti di ragazze e ragazzi: dopo un anno e mezzo di didattica a distanza, davvero è pensabile di farli tornare sui banchi ancora più tardi? Rischiamo uno stop delle lezioni di quattro mesi, visto che le aule sono chiuse da inizio giugno.
Si vuole aprire tutto, ma per le scuole non è mai il tempo giusto, come abbiamo visto anche lo scorso gennaio. Con questo annuncio si consolida un messaggio: l’insegnamento, la didattica, la crescita dei giovani vengono messi all’angolo. E poi ci sono le famiglie che devono conciliare vita lavorativa e privata, centinaia di migliaia di persone che non possono fare affidamento sulle decisioni della pubblica amministrazione, modificate da una settimana all’altra. Anche dal punto di vista economico non ci sembra una scelta felice: in un momento di grande difficoltà per tutti, spostare l’apertura delle scuole significa costringere i genitori a spendere altri soldi per i centri estivi, sempre che vengano prolungati, o per le baby sitter. Insomma, posticipare a fine settembre l’inizio delle lezioni crea più problemi di quelli che, ufficialmente, vorrebbe risolvere»

Circolata la notizia, è arrivata anche la protesta dei coordinamenti che da mesi chiedono il ritorno della scuola in presenza, i quali hanno divulgato una lettera indirizzata al Governatore: «Apprendiamo una notizia che darebbe già per predisposta e di prossima emanazione una Delibera regionale per spostare l’inizio del prossimo anno scolastico a fine settembre se non inizio ottobre, per addotte ragioni “turistiche” dei comuni del litorale veneto. A parte tutte le difficoltà che hanno dovuto affrontare i nostri studenti nei mesi scorsi come conseguenze legate alla pandemia, e in particolare alla "non scuola" che i nostri ragazzi hanno subito negli ultimi 15 mesi, noi crediamo fermamente che la scuola debba iniziare il 13 settembre come previsto dalla delibera della Giunta regionale n.764 del 15 giugno 2021 che la Regione Veneto ha da poco approvato.
Si sottolinea, ancora una volta, che è impensabile ricorrere sempre e solo alla chiusura delle scuole come unica risposta dei problemi legati all’emergenza sanitaria. I nostri figli, soprattutto quelli delle superiori, hanno assoluto bisogno di rientrare al più presto alla normalità, un contesto sociale pieno e vivo che solo la scuola può dare.
È sconcertante per non dire drammatico vedere come tutto abbia la priorità rispetto alle esigenze di normalità e futuro delle giovani generazioni. Siamo allibiti del fatto che la scuola venga trattata come l’ultima delle esigenze della società. Una regione forte moderna e che punta allo sviluppo e alla crescita non può prescindere dai suoi giovani e della loro formazione. Pertanto La invitiamo a rivedere la Sua posizione, se davvero corrisponde a realtà». 

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