Guerriglia a Verona, Castellini: «Non è finita». I commercianti si dissociano dagli scontri

A Radio Café il leader veneto di Forza Nuova ha parlato di una «naturale conseguenza a questo sistema» ma «non è colpa dell'estrema destra». Nel frattempo il gruppo da cui è nata la protesta spontanea ha preso le distanze dai fatti di piazza Erbe

Un'immagine degli scontri avvenuti nella serata di mercoledì in piazza Erbe, a Verona

«Non è mica finita qui, evidentemente». Si conclude con questa frase l'intervista rilasciata dal leader veneto di Forza Nuova Luca Castellini durante "Il Morning Show" del 29 ottobre, programma in onda sulle frequenze di Radio Cafè e condotto dalla coppia di speaker Alberto Gottardo ed Emiliano Pirri.
Le parole dell'ex capo ultras del Verona su cui pende il divieto di entrare al Bentegodi fino al 2030 da parte della società Hellas Verona, dopo le dichiarazioni rilasciate sempre durante il programma radiofonico sugli ululati a Balotelli spiega, all'indomani dei disordini durante la manifestazione contro le chiusure dei bar causa covid: «Io ho visto gente arrabbiata in piazza, con commercianti alla testa della manifestazione. Sedie e petardi contro i poliziotti sono la reazione di qualcuno alla situazione che abbiamo oggi - analizza Castellini - c'è gente disperata, che non riesce a pagare l'asilo ai figli, che reagisce così. Ieri c'erano tremila persone a Verona (circa 1500 secondo la Questura, ndr), noi di Forza Nuova supportiamo la gente semplice che scende in piazza, disperata, e in qualche piazza succede qualche scaramuccia, che è la naturale conseguenza di risposta a questo sistema che vuole chiudere sempre di più con i lockdown. Queste situazioni di tensione succederanno sempre di più, ma non è colpa dell'estrema destra. Le piazze si infiammeranno, e questo è solo l'antipasto».

L'intervista completa a Castellini

Uno dei commercianti che si sono organizzati per manifestare nella serata di mercoledì, si è messo in contatto con la nostra redazione per spiegare come è nata la protesta e sopratutto prendere le distanze dai fatti di violenza avvenuti alla fine del corteo: «Si è trattato di una manifestazione spontanea nata tra noi ristoratori. Ci eravamo dati delle linee guida per evitare che la cosa degenerasse e per un po' hanno funzionato: siamo arrivati in piazza Brà e tutto andava bene. Pensavamo di poter far vedere che si poteva manifestare in maniera civile, dopo i fatti dei giorni scorsi. La manifestazione inizialmente era bellissima, educata e pacifica, poi però si sono aggiunti altri gruppi». 
Il ristoratore ha voluto sottolineare che «la protesta era assolutamente apolitica», ma soprattutto condannare quanto avvenuto alla fine del corteo, in piazza Erbe: «A cosa serve? Siamo andati a protestare per difendere i ristoratori e sono stati distrutti due plateatici di altrettanti locali. Che senso ha?». 
Secondo quanto riferito, avrebbero inoltre fermato un gruppo di ragazzi di origine straniera che si accingevano a rompere una vetrina, ma dalla Polizia di Stato non sono arrivate conferme sul fatto. 

Parole di condanna sono arrivate da Tommaso Ferrari di Traguardi: «Ieri sera Verona si ė trasformata nel palcoscenico di chi usa la protesta in modo violento e vigliacco. È un copione già scritto, che cambia colore a seconda degli ultras di turno, ma procede sempre uguale: minaccia la pubblica sicurezza, mette in pericolo le forze dell'ordine, calpesta regole e divieti. Scene inquietanti di guerriglia urbana nel cuore della città, per il gusto di devastare e menare le mani sulla pelle di chi alle preoccupazioni per un lavoro in bilico ora dovrà aggiungere quelle per una vetrina sfondata o un plateatico devastato.
La politica guardando i video e le immagini deve fare una sola cosa: condanna unanime senza se e senza ma. Senza distinguo. Per questo faccio un appello. Che questa sera in consiglio comunale tutti i gruppi consiliari facciano una dichiarazione di ferma condanna. Perché far sentire il proprio dissenso si può e lo si ė dimostrato in Piazza Bra, ma non si può strizzare l'occhio a manifestazioni violente».

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