Martedì, 15 Giugno 2021

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Ferrovieri dell'officina di manutenzione in sciopero davanti alla stazione di Porta Vescovo

Nel 2018 avevamo sottoscritto un accordo nazionale unitario per la reinternalizzazione graduale di tutte le attività, comprese quelle di manutenzione. Ma la controparte, il gruppo Fs, non lo ha mai rispettato», sottolineano Raffaello Fasoli e Alessandro Poles

È partito alle 9 di venerdì 7 maggio, e si concluderà alle ore 17, lo sciopero unitario di otto ore dei ferrovieri dell’officina Manutenzione Ciclica della stazione di Verona Porta Vescovo, sotto il patrocinio dei sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, i quali hanno organizzato una manifestazione che ha preso vita nel piazzale antistante allo scalo ferroviario. 

La protesta si svolge a livello locale ma ha carattere nazionale: la mobilitazione dei ferrovieri veronesi segue infatti quella dei colleghi di altre città, tra cui Bologna, ed ha come obiettivo quello di contrastare la politica delle esternalizzazioni del Gruppo Fs.

«Nel 2018 avevamo sottoscritto un accordo nazionale unitario per la reinternalizzazione graduale di tutte le attività, comprese quelle di manutenzione. Ma la controparte, il gruppo Fs, non lo ha mai rispettato», sottolineano il segretario generale Filt Cgil Verona Raffaello Fasoli e il segretario responsabile delle attività ferroviarie Alessandro Poles.

«Complice la crisi sanitaria innescata dal virus Covid 19, il Gruppo Fs nell’ultimo anno e mezzo ha completamente bloccato le assunzioni a fronte di un costate esodo di pensionamenti, con il risultato che, mentre i lavoratori e le lavoratrici diretti del gruppo continuano a diminuire, i lavoratori delle ditte esterne in appalto continuano ad aumentare. Da 300 che erano 10 anni fa, gli addetti diretti dell’Officina Manutenzioni Cicilica di Verona Porta Vescovo sono calati infatti di circa 100 unità. Attualmente soltanto 130 lavoratori vengono impiegati in produzione mentre il resto sono capi e personale amministrativo. Di contro, le ditte in appalto sono arrivate a contare circa 100 lavoratori, tutti impiegati in produzione e ai quali vengono affidate circa il 50% delle lavorazioni totali dell’officina.
Si tratta di una miope strategia di contenimento dei costi e di demolizione dei diritti del lavoro che unitariamente con Cisl e Uil vogliamo contrastare per dare al lavoro stabilità, dignità e futuro» concludono i sindacalisti.

«Il Gruppo FS deve riprendere in mano il proprio destino e cominciare a ragionare come un grande gruppo industriale: non è un caso che mentre tante aziende dei trasporti locali pongono allo Stato e alle Regioni il tema della vaccinazione dei propri lavoratori considerati “essenziali”, le Ferrovie restino silenti su questo ed altri temi fondamentali».

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