Sboarina presenta la nuova variante urbanistica: «Rigenererà i quartieri»

Con un punto stampa in diretta streaming, è stato presentato l'iter che, nelle intenzioni dell'amministrazione comunale, dovrebbe disegnare lo sviluppo urbanistico della città nei prossimi vent'anni

 

È partito l'iter che, nei propositi dell'amministrazione comunale di Verona, dovrebbe disegnare lo sviluppo urbanistico della città nei prossimi vent'anni. Prenderà il via dai quartieri, dove è stata indicata la mancanza di una serie di funzioni necessarie per garantire standard qualitativi di alto livello. Piazze, residenziale e uffici di nuova concezione, spazi per gli anziani e luoghi di aggregazione per il quartiere, dovrebbero venire tutti realizzati attraverso il nuovo strumento urbanistico senza consumo di nuovo suolo. Con la novità che le destinazioni saranno valutate sulla base delle proposte progettuali e in relazione al contesto insediativo. 
È questa in sintesi la visione della città futura contenuta nel "Documento del sindaco", l'atto ammnistrativo inziale per dar vita alla prossima Variante urbanistica approvata nella giunta di venerdì mattina.

Dalla Zai storica fino a Montorio, non c'è quartiere in cui non siano presenti ex aree industriali o produttive in stato di abbandono o degrado, che hanno bisogno di nuova identità per integrarsi con il tessuto circostante. Secondo Palazzo Barberi, la pianificazione sarà dunque caratterizzata da minor consumo del suolo, dalla rigenerazione urbana, dal recupero delle aree dismesse e dalla tutela del verde.

CONTENIMENTO DEL CONSUMO DEL SUOLO - L'obiettivo è quello di limitare le nuove costruzioni, a vantaggio del recupero delle esistenti. Una scelta in linea con la legge regionale n.14 del 2017: per lo sviluppo urbano partire dalla riorganizzazione e dalla riqualificazione del tessuto insediativo esistente.

RIGENERAZIONE URBANA - È alla base della pianificazione urbanistica dell'Amministrazione, da applicare negli ambiti urbani degradati. Laddove per degrado non si intende solo quello edilizio (in presenza di un patrimonio architettonico di scarsa qualità o obsoleto), ma anche urbanistico (dove vi sia un impianto urbano disorganico o incompiuto), socio-economico (immobili in condizioni di abbandono o utilizzati impropriamente), ambientale (dove le condizioni naturali risultano compromesse).

RECUPERO DELLE AREE DISMESSE - In linea con il contenimento del consumo del suolo, si punta a dare nuova vita a fabbricati dismessi o utilizzati sono in parte, edifici di varia natura disseminati su tutto il territorio. Sono i 'Vuoti a rendere', oggetto nei mesi scorsi di una campagna di indagine in cui l'Amministrazione ha coinvolto associazioni di categoria, ordini professionali e investitori.

MODALITÀ E TEMPI - Gli interventi di riqualificazione urbana possono essere attuati mediante Piani urbanistici attuativi e comparti o Permessi di costruire convenzionati. Cinque le fasi previste per dare corso al procedimento tecnico amministrativo, che si conluderà a metà 2021. Dopo l'approvazione della giunta e un primo passaggio in Consiglio comunale, parte la fase della concertazione per l'individuazione degli ambiti degradati, con incontri e confronti con gli stakeholder, le associazioni di categoria ma anche i cittadini. Stabiliti gli ambiti di degrado su cui intervenire, ne verrà affidata la coprogettazione ad un advisor, che seguirà la stesura del masterplan con le linee guida per le manifestazioni di interesse. Quindi la redazione vera e propria della Variante, e i successivi passaggi di valutazione fino all'adozione finale in Consiglio comunale.

ARSLAB E PARTECIPAZIONE - Ancora una volta viene scelto il confronto e la partecipazione della cittadinanza, che sarà coinvolta con lo strumento del GeoBLOG/questionario e con l'attività dell'ArsLab.

Ad illustare le caratteristiche del Documento, il sindaco Federico Sboarina e l'assessore alla Pianificazione urbana Ilaria Segala, insieme al nuovo dirigente dell'Urbanistica, architetto Arnaldo Toffali.

«Abbiamo individuato le priorità per la Verona del futuro, che sono le riqualificazioni dei quartieri - ha detto il sindaco -. La città dei prossimi vent'anni avrà un volto diverso: piazze, spazi aggregativi e nuovi servizi prendereanno il posto degli attuali ambiti urbani oggi degradati. A Verona ci sono aree per almeno tre milioni e mezzo di metri quadrati in disuso, grandi contenitori sorti con il boom economico degli anni Sessanta, zone produttive che poi sono cadute in stato di abbandono fino a diventare scheletri industriali, concentrate nella zona sud della città, ma che sono presenti in tutti i quartieri. La nostra sfida è restituire questi luoghi alla città, rigenerandoli attraverso progetti e idee innovativi, senza consumare nuovo suolo. Questo è l'equilibrio che cerchiamo, dare alla città opportunità di crescita e sviluppo, ma in modo sostenibile. Si può fare, lo hanno dimostrato alcuni progetti già realizzati o in itinere, anche di privati, penso all'ex Manifattura Tabacchi, al cantiere di Adige Docks, alle Gallerie Mercatali. Aree che erano ferite nel cuore dei quartieri, dove regnava il degrado e la microcriminalità, e che grazie al recupero non solo ricuciscono il tessuto urbano, ma contribuiscono a fare di Verone una città di livello europeo».

«Il futuro urbanistico non può che essere così- ha detto l'assessore Segala -. Basta consumo di suolo pubblico, lo dice anche la legge regionale, oggi lo sviluppo cittadino si realizza andando a riqualificare gli edifici dismessi e le zone degradate. Noi lo facciamo partendo dai quartieri, nessuno escluso. Sono loro i veri protagonisti di questa variante, che andrà a dotarli di funzioni oggi assenti sulla base delle proposte che arriveranno. La richiesta del mercato e degli investitori non è più quella di qualche anno fa. L'ambito commerciale è saturo, si punta ad un nuovo modello di residenziale, ad uffici con il coworking e a spazi di aggregazione per rigenerare i quartieri nel loro complesso. Le destinazioni saranno assegnate sulla base delle proposte, valutiamo anche l'utilizzo del bonus volumetrico».

Un'iter che però non ha convinto Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune. 

«Tutta la poesia, le belle parole, gli inglesismi sulla partecipazione e il recupero del patrimonio edilizio che hanno infarcito la presentazione di stamane della Variante 29 al Piano degli Interventi sono sprecate per tre semplici motivi:

  1. La Variante 29 è un atto dovuto, pena l’impossibilità di promuovere altre varianti, dal momento che il Comune di Verona deve ancora recepire le previsioni della Legge Regione sul Consumo di suolo, che è del 2017. La scelta di recuperare il patrimonio edilizio esistente in luogo di costruire ex novo non è dunque una gentile concessione dell’amministrazione Sboarina ma una prescrizione di legge. Il Comune poi recepisce la normativa con notevole ritardo, e questo significa che, finché ha potuto, segnatamente attraverso la Variante 23, ha continuato a consumare suolo.
  2. Si parla di riqualificazione urbana ma di questa nuova variante né Segala né Sboarina sono in grado di nominare una sola opera pubblica che andrà a migliorare la qualità della vita dei quartieri. Come abbiamo già dimostrato esaminando gli atti propedeutici, a farla da padrone saranno le destinazioni direzionali e commerciali di medio-piccola dimensione.
  3. Non c’è alcuna partecipazione o concertazione: sono i privati che dettano le linee di riqualificazione, secondo i propri interessi legittimi, e il Comune, privo di idee e di visione, che recepisce supinamente tali previsioni. La Variante si fonda infatti su accordi pubblico-privati che porteranno nuove aree direzionali e commerciali e dunque nuovo traffico a Verona Sud.

Consumo di suolo o no, siamo ancora fermi ad una concezione dell’urbanistica come messa a profitto del territorio sulla pelle dei quartieri che si dovranno accontentare delle briciole di qualche metro di ciclabile o qualche aiuola».

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