Sboarina sulla Fase 2: «Via ad un'indagine epidemiologica sui cittadini»

Il sindaco ha commentato il nuovo dpcm presentato venerdì sera e annunciato la ricerca utile a fornire gli strumenti per una ripartenza "intelligente"

 

«Praticamente tutti i provvedimenti dei precedeti dpcm vengono prorogati fino al 3 maggio, sono introdotte alcune novità per quanto riguarda le misure di sicurezza aziendale e per quanto riguarda il commercio con distributori automatici, carolibreria, libri, vestiti per bambini e neonati. In linea con i provvedimenti del decreto di venerdì sera, verranno prorogate anche quelle del Comune di Verona, come quella sulla mobilità e il traffico. Per quel che riguarda altre tipologie di provvedimenti, stiamo valutando in queste ore, in accordo con la comunità scientifica, l'allineamento delle nostre ordinanze al 3 di maggio: probabilmente ci saranno delle novità». 

Così il sindaco di Verona Federico Sboarina in apertura del punto stampa di sabato 11 aprile, sull'emergenza legata alla pandemia di coronavirus, che anche in questa giornata ha visto il numero dei casi positivi salire di oltre 100 unità nella provincia scaligera

«Sul numero dei contagi c'è da dire una cosa: da una parte abbiamo un numero paricolarmente alta, dall'altra questi numeri sono dovuti sicuramente ad un aumento dei tamponi, ma soprattutto questi contagi sono localizzati in grandi comunità chiuse. Si ha la percezione che i provvedimenti abbiano avuto una funzione importante per limitare il contagio».
«La Fase 2 sarà fondamentale per la ripresa, ma presuppone una conoscenza dei dati e dei numeri da un punto di vista sanitario, per una situazione che ci si è presentata davanti in modo esplosivo e che dobbiamo essere in grado di gestire.
Saremo i primi a partire nei prossimi giorni con un'indagini epidemiologica, che ci fornirà gli strumenti corretti per affrontare la Fase 2». 
Sono stati introdotti a questo punto il dottor Carlo Pomari, responsabile del Servizio di Pneumologia dell'Ospedale Sacro Cuore di Negrar, e Massimo Guerriero, biostatistico. 
«Il Don Calabria è un ospedale di cura e di ricerca - ha detto il dottor Pomari -. Sono stato incaricato di condurre questa indagine epidemiologica, che avrà un risvolto importante sulle scelte future».
«I dati che abbiamo a disposizione ci permettono di misurare in modo compiuto la punta dell'iceberg - ha detto il professor Guerrieri -. Ci manca sapere quanto grande sia la parte sommersa, da qui l'idea di fare una ricerca per scoprire quanto è vasta. Abbiamo bisogno di un campione di veronesi, circa 2000 persone, alle quali chiederemo la sintomatologia legata al covid-19 registrata negli ultimi 30 giorni, faremo tampone e preleveremo il sangue. Da qui capiremo quanti sono gli asintomatici positivi a covid-19, cioè persone entrate in contatto con il virus senza saperlo. Valuteremo anche le persone sane, coloro che non sono mai venute a contatto con il virus. Questo perché potrebbero essere le persone che si potrebbero contagiare in futuro e quindi un un'eventuale Fase 2».

A questo progetto di indagine epidemiologica, partecipa anche l'ateneo scaligero, rappresentato da Albino Poli, ordinario di Igiene Università di Verona direttore di diagnostica e sanità pubblica

«Questo è un progetto di ricerca che ha come obiettivo di studiare alcune caratteristiche dei test che vengono utilizzati per fare diagnosi positive del coronavirus - ha detto Albino Poli -. Caratteristiche che non sono note nella letteratura scientifica e poco note per la popolazione in generale, perché finora sono stati studiati i casi postivi ad alto rischio di infezione o malati. L'obiettivo di questa ricerca è quello di porre le basi per una eventuale e successiva estensione di queste metodologie di indagine alla popolazione generale caratterizzante per la Fase 2». 
Claudio Micheletto, direttore della pneumologia dell'AOUI, ha aggiunto: «Rappresento l'azienda e soprattutto i clinici, che in questi 40 giorni hanno fatto un gran lavoro e messo insieme una grande organizzazione. Da clinico dico che la fase 2 esiste anche per la sanità, che ha bisogno di riprendere la sua vita normale, ci sono pazienti tumorali da operare, ci sono i diabetici e gli asmatici e così via. Per cui anche per un clinico è importante avere questi dati è importante. Per fare percorsi differenziati a seconda dei soggetti, positivi o meno. La sanità veronese, ripeto, ha bisogno di ripartire. Ora gli accessi ai pronto soccorso per fortuna sono calati, possiamo dedicarci anche ad altro tipo di pazienti e patologie, ma c'è bisogno di saper organizzare un iter diagnostico terapeutico per tutti i veronesi che ne avranno bisogno in una fase 2». 
Il direttore sanitario protempore Ulss 9 Scaligera, Gaspare Crimi, ha poi concluso: «Guardiamo con grande interesse a questa ricerca anche perché siamo la prima città a partire con questa Fase 2 e a ragionare su una malattia assolutamente nuova. Ma adesso mettiamo le radici, le basi per capire i bisogni dei nostri cittadini. Una ricerca scientifica che permetterà di aiutare le strutture a dare salute ai veneti e a i veronesi»

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