Indagine epidemiologica, Sboarina: «95% dei veronesi salvati dalle restrizioni»

Il primo cittadino di Verona ha snocciolato i dati dello studio partito nelle scorse settimane, sulla presa del Covid-19 sulla popolazione veronese

 

Al consueto punto stampa delle 12.30 tenuto dal sindaco di Verona, Federico Sboarina, erano presenti il dottor Carlo Pomari responsabile del Servizio di Pneumologia dell'Ospedale Sacro Cuore di Negrar, Massimo Guerriero, biostatistico, il professor Albino Poli ordinario di Igiene dell’università di Verona, il dottor Claudio Micheletto direttore dell’Uoc di Pneumologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata e la dottoressa Denise Signorelli direttore sanitario dell’Ulss 9.

RIAPERTURA - «Ieri sera, anche se non sono ancora state firmate dal Premier, sono state condivise le linee di indirizzo per la riapertura delle attività», è stato questo l'argomento d'esordio del primo cittadino, che successivamente ha affrontato il tema dei primi risultati dell'indagine epidemiologica. 
«Le abbiamo aspettate per tanti giorni, anche io stesso lo avevo sollecitato, ma sono arrivate queste linee guida. Oramai siamo in prossimità alla riapertura e non si sapeva ancora come. Tra l'altro giravano delle bozze dell'Inail abbastanza preoccupanti, perché sembravano rendere impossibile la ripresa: di massima invece le richieste avanzate dalla categorie sono state recepite: il giorno 18 inzierà dunque la vera fase 2». 
«Prima ci sarà la possibilità di aprire le frontiere, prima potremmo vedere la nostra città come la conosciamo - ha proseguito il sindaco -. Su questo stiamo lavorando sulla parte di nostra competenza: sul progetto di allargamento dei plateatici, la decisione finale la prenderemo lunedì mattina per essere allineati con l'inizio del 18: sono delle linee guida che sono già stabilite. Prorogata di un'altra settimana la gratuità degli stalli blu e gli orari allargati per la Ztl». 

INDAGINE EPIDEMIOLOGICA - L'analisi, attraverso i tamponi e la ricerca degli anticorpi anti SARS CoV2, ha fotografato statisticamente la distribuzione del virus nella nostra città e il numero di positivi asintomatici residenti. Lo studio, il primo in Italia effettuato in un capoluogo di provincia, è frutto della collaborazione tra il Comune e l’Ospedale Sacro Cuore di Negrar; nel Comitato scientifico anche l’Università di Verona e l’Azienda ospedaliera con la partecipazione dell’Ulss 9 Scaligera. Sono i dati statistici su cui il sindaco ha richiamato l'attenzione: 10.575 cittadini veronesi che nelle settimane di contagio hanno contratto il virus ma erano asintomatici (quindi con un ruolo fondamentale nella diffusione), 1.645 i cittadini che adesso sono positivi asintomatici (quindi in grado di infettare), 95% della popolazione che non ha contratto il virus.

«I risultati dell’indagine statistica – dice il sindaco Sboarina – mettono in evidenza tre valori in particolare da riassumere in altrettanti numeri. Il primo riguarda la percentuale di cittadini che non è entrata in contatto con il virus. Si tratta del 95% della popolazione della città che, grazie ai provvedimenti restrittivi attuati nei mesi scorsi, è stata preservata dalla malattia. Questo dato indica la bontà delle scelte fatte e l’importanza dei costanti richiami allo ‘stare a casa’. Se è stato ottenuto un risultato così positivo lo si deve alle ordinanze della Regione, ai provvedimenti del Comune, talvolta più restrittivi e capaci di anticipare la normativa nazionale, e all’impegno dei cittadini che hanno saputo adeguarsi alle norme e le hanno rispettate. Un plauso va a tutti e, in particolare, ai veronesi. Tra loro, i giovani hanno dimostrato di essere particolarmente attenti al rispetto delle regole: si sono ammalati in percentuali molto basse proprio perché hanno saputo rimanere a casa, quindi, vanno ringraziati per il loro impegno.
Il secondo numero da sottolineare sono le 10.575 persone positive asintomatiche, ora negativizzate. Senza rendersene conto, questi soggetti avrebbero potuto veicolare il virus, ma grazie all’introduzione delle norme anticontagio, non sono entrati in contatto con altri individui e non li hanno contagiati. Il che dimostra, ancora una volta, la necessità e l’efficacia di introdurre i provvedimenti restrittivi alla libera circolazione delle persone. Stare a casa era la nostra arma contro il virus e l’abbiamo usata bene.
Il terzo numero è rappresentato dai 1645 veronesi ancora oggi positivi e in grado di infettare. Questo dato dimostra come il virus è ancora tra noi, pur in una percentuale molto ridotta, pari allo 0,7%, della popolazione. Quindi, sappiamo di poter ripartire, ma dobbiamo farlo in sicurezza. C’è la necessità di continuare a preservare la salute della nostra comunità e lo possiamo fare solo rispettando la distanza di sicurezza di un metro e l’utilizzo corretto di guanti e mascherine. I dispositivi non vanno indossati solo per obbligo di legge, ma perché sono parte del nostro modo di essere. La nostra libertà delle prossime settimane dipenderà proprio dai nostri corretti atteggiamenti. Una possibile recrudescenza del virus in autunno dipende anche dai comportamenti che assumeremo d’ora in avanti».

«I risultati incoraggianti emersi dallo studio indicano che a Verona attualmente è presente un basso rischio di infezione grazie al comportamento virtuoso dei cittadini veronesi che hanno in maggioranza rispettato il periodo di lockdown”, commentano il dottor Carlo Pomari e il biostatistico Massimo Guerriero, coordinatori dello studio. “Tuttavia non possiamo non sottolineare che ben 1.645 veronesi sono attualmente potenzialmente infettivi. Questo cosa significa? Che il virus a Verona non è scomparso, ma la sua presenza in solo lo 0,7% della popolazione consente di ritornare, per così dire, a una nuova normalità. A una sola condizione però: che siano mantenute rigorosamente tutte le misure di contenimento del contagio: uso della mascherina, igiene frequente delle mani e distanziamento sociale. Solo comportandoci come se ciascuno di noi fosse infettivo, possiamo scongiurare di ritornare alla situazione drammatica negli ospedali di poche settimane fa”, sottolineano i due ricercatori.
Molto importante per il prossimo futuro è il dato dei veronesi che non sono ancora venuti a contatto con il virus. “Questi sono quasi il 95% – proseguono -. Ciò ci obbliga a non farci trovare impreparati nei confronti di un’eventuale nuova ondata di infezioni in autunno mediante un’adeguata programmazione sanitaria sia della medicina del territorio sia ospedaliera. Anche in questo caso l’impatto sarà proporzionale alla nostra capacità di mantenere tutte le misure per la riduzione del contagio e alla corretta reattività dei sistemi sanitari».

I numeri che giungono dagli ospedali cittadini sono incoraggianti. I reparti Covid si stanno svuotando e l’attività dei policlinici si sta avviando alla normalità. «La situazione, per quanto riguarda il numero di malati da Coronavirus, sta rientrando – dice il dottor Micheletto – tanto che riteniamo di poter gestire i prossimi nei reparti di malattie infettive, senza bisogno di appositi reparti. Ora, la malattia ci pone nuove sfide che riguardano, ad esempio, la fase delle riabilitazione per quelle persone che sono rimaste per lungo tempo ospedalizzate. La Regione ha già previsto il piano sanitario per l’autunno e, nel caso il virus dovesse ripresentarsi, sono già state previste le dotazioni di letti. Noi chiuderemo la nostra sezione Covid probabilmente la settimana prossima per concentrarci totalmente sul nostro reparto, ma lasceremo sigillata la sezione pronta per essere usata in caso di necessità. Non commettiamo l'errore di lasciarsi andare a facili entusiasmi perché il virus non è stato eliminato del tutto». 

«Questo studio – dice il professor Poli – dimostra l’importanza della ricerca che ci ha permesso di prendere provvedimenti adeguati e si è dimostrata particolarmente efficace per la programmazione e la gestione della sanità pubblica. Dai dati emerge un numero molto basso di soggetti infettanti, il che è positivo, e va ricordato che la storia epidemiologica della malattia sia prevalentemente legata a comunità chiuse. Anche la ripresa delle attività, quindi, deve contemplare una riduzione degli addensamenti all’interno delle strutture a cui va abbinato l’uso corretto dei presidi in particolare della mascherina che garantisce protezione per le persone. Da igienista non mi stanco di ripetere che il lavaggio frequente delle mani è uno dei comportamenti fondamentali».

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