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Sanitari non vaccinati contro il Covid, gli Ordini professionali: «Siano sospesi»

Gli Ordini delle professioni sanitarie del Veneto hanno chiesto alla Regione di applicare la legge nazionale. «E chiediamo anche che ci vengano comunicati i nominativi degli iscritti che hanno rifiutato la vaccinazione»

Gli Ordini delle professioni sanitarie del Veneto hanno unito la voce per ribadire il loro pieno appoggio all'obbligo vaccinale anti-Covid per tutti i sanitari. Un'obbligo sancito da un decreto legge del Governo, poi convertito in legge e richiamato anche dal presidente del consiglio Mario Draghi. E nel ribadire questo appoggio hanno espresso al tempo stesso preoccupazione e dissenso sul "congelamento" delle sospensioni dei sanitari non vaccinati contro il coronavirus deciso dalla Regione Veneto. Congelamento motivato da ragioni organizzative che si possono sintetizzare in tre parole: carenza di personale.

Sono tanti gli Ordini professionali veneti che hanno sottoscritto questa richiesta di inversione di rotta della Regione Veneto. Sono gli Ordini dei medici chirurghi ed odontoiatri di Belluno, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza. Sono gli Ordini degli infermieri ed infermieri pediatrici. E poi farmacisti, biologi, veterinari, psicologi, ostetriche, chimici e fisici sanitari, oltre ai tecnici sanitari di radiologia medica ed ai professionisti sanitari tecnici ed ai professionisti della riabilitazione e della prevenzione. Tutti hanno ricordato che «la normativa in essere avrebbe dovuto portare ai primi provvedimenti sospensivi già dalla metà del mese di maggio e che il tempo intercorso doveva essere dedicato a programmare la riorganizzazione del sistema, visto anche il periodo estivo».

«Ringraziamo l'assoluta maggioranza dei colleghi che con senso di responsabilità hanno ottemperato alla legge e si sono vaccinati rispettando il mandato di tutela del paziente a loro affidato», hanno aggiunto gli Ordini professionali dell'ambito sanitario veneto, i quali chiedono l'applicazione della sospensione dal servizio in presenza o lo spostamento dal contatto diretto con soggetti fragili di chi non è vaccinato. «E chiediamo che vengano comunicati ai rispettivi Ordini i nominativi degli iscritti che hanno rifiutato la vaccinazione e che sono quindi privi dei requisiti per esercitare la professione in situazioni che possano essere causa di contagio. Appare evidente che i cittadini hanno il diritto di esser messi a conoscenza se nelle strutture o negli studi professionali cui si rivolgono per esser curati possono invece correre il rischio di esser contagiati e di ammalarsi».

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